Legge Fiano, attacco alla libertà

Correggo un errore di sottovalutazione presente nell’articolo a mia firma: “L’autunno tiepido della politica”. A proposito dell’approvazione alla Camera dei deputati del disegno di legge sull’integrazione del reato di apologia del fascismo (Legge Fiano), ho ironizzato sul fatto che la discussione in Parlamento di quella proposta, che confermo essere a mio giudizio inutile, illogica e liberticida, sarebbe stata un “passatempo per deputati nullafacenti”.

Non è proprio così. Dietro l’iniziativa del Partito Democratico si nasconde qualcosa di ben peggiore. E pericoloso. Già, perché una legge che vieta la diffusione d’immagini, di slogan, di simboli, di gesti e perfino di gadget riconducibili all’ideologia fascista e nazionalsocialista tedesca – si noti la furbesca sottigliezza geografica – rappresenta in concreto la sconfitta dello Stato democratico d’impianto liberale. Quando si ricorre alla carcerazione per fermare chi la pensa in modo diverso dal sentimento della maggioranza si spiana la strada all’avvento del più odioso totalitarismo. Quando un Parlamento si prende la briga di legiferare su ciò che è buono da consentire e ciò che è cattivo da proibire, attribuisce allo Stato una funzione etica che, nella storia, è stata propriamente la base culturale e morale dell’avvento dei regimi totalitari. Un Paese libero e democratico non ha paura di fare i conti anche con quelle frange di opposizione al sistema che propongono soluzioni inaccettabili perché attinte dalla nostalgia per un mitico passato fasullamente aureo. Con coloro che la pensano diversamente si discute e, se necessario, si combatte con le armi della tolleranza. Non li si ammanetta per ciò che pensano o che propagandano.

Spiace sinceramente che la legge rechi il nome di Emanuele Fiano che, per storia familiare, dovrebbe essere il politico, ancorché di sinistra, più ostico a ogni forma di discriminazione ideologica. La legge è tanto più liberticida perché guarda colpevolmente da una parte sola della storia. Sarebbe stata ugualmente sbagliata ma forse meno deprecabile se il divieto in essa contenuto fosse stato esteso alla propaganda di tutte quelle ideologie che, nel tempo, hanno riempito i cimiteri di vittime innocenti. Forse che il comunismo abbia fatto meno morti, meno deportati, meno perseguitati del fascismo? Anche a proposito della ricostruzione della storia della Resistenza nell’Italia del 1943-1945, come ha osservato acutamente Daniele Capezzone nel suo intervento alla Camera, “occorrerà ricordare che c'erano coloro che erano antifascisti in nome della libertà e c'erano - invece - coloro che erano sì antifascisti ma in nome di un'altra dittatura, cioè per imporre una dittatura di segno diverso”. Si obietterà: la Repubblica è nata dalla lotta al fascismo e s’incardina sui valori della Resistenza. Dopo settant’anni sarebbe ora che il Paese, tutto, s’impegnasse in uno sforzo di attualizzazione di quei pur impegnativi valori. La domanda più opportuna da porsi non è chi siano i nostalgici di un fenomeno circoscritto a un contesto storico irripetibile nel presente, ma secondo quali declinazioni oggi si manifestino i tentativi d’instaurazione dei totalitarismi. E qui l’elenco sarebbe dolorosamente lungo. La sinistra odierna, in crisi di consenso sul progetto di società aperta e multiculturalista, cerca di riprendere quota giocando La carta della “variante fascista”. E nel farlo fa leva su quel medesimo atteggiamento autoritario e illiberale che, nei propositi dichiarati, vorrebbe impedire.

La legge votata alla Camera apre la porta su un orizzonte oscuro e indecifrabile. Oggi tocca ai portachiavi “dux” e ai sospensori con la faccia di Mussolini stampata a fronte. Domani a chi toccherà di finire sotto la scure della Morale di Stato? Sarà forse la volta di quelli che pensano che l’invasione migratoria sia un male e non un bene per la comunità nazionale? E magari pensano anche che la difesa identitaria sia un valore alto e nobile e non un prodotto di un sommovimento del basso ventre? Lo chiedo con rispetto all’onorevole Fiano: cosa dobbiamo attenderci ancora d’illiberale da questa sinistra? Personalmente sono un lettore delle opere letterarie di Ezra Pound, di Gabriele D’Annunzio, di Louis-Ferdinand Céline, di Pierre Drieu La Rochelle e del “Mondo Piccolo” - quello di Peppone e Don Camillo - di Giovannino Guareschi. Devo per questo scappare in montagna?