L’Europa e la rivoluzione culturale di Tajani

Vale mille volte di più di qualsiasi celebrazione ed esaltazione del Manifesto di Ventotene, con annessa dichiarazione di indefettibile europeismo, la lettera che il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha inviato all’organo di supervisione della Banca Centrale Europea per ribadire che in uno Stato di diritto le leggi vengono fatte dai Palamenti e non dai tecnici e dai burocrati.

L’iniziativa di Tajani segna la distanza tra due modelli precisi di Europa. Da un lato quella della retorica europeista che serve a giustificare e avallare il modello vigente di una Unione europea in cui il potere reale è detenuto da caste di tecnocrati e burocrati non legittimati da alcun consenso popolare. Dall’altro quella delle richieste e delle speranze di chi invoca l’Europa della democrazia in cui ogni forma di potere viene legittimato dal consenso popolare espresso attraverso regolari elezioni.

Fino ad ora si è fatta spesso confusione tra questi due modelli. La retorica su Ventotene ha nascosto che nel corso dei decenni l’Europa dei burocrati ha avuto la meglio su quella della democrazia cancellando progressivamente lo spirito democratico e trasformando la Ue, agli occhi della stragrande maggioranza dei cittadini del Vecchio Continente, in un organismo oligarchico lontano e impermeabile da ogni istanza e necessità popolare.

Questa confusione e questa predominanza della burocrazia sulla democrazia ha provocato spinte anti-europeiste di ogni genere in tutti i Paesi dell’Ue. Spinte che non sono però andate oltre la protesta, la contestazione e la progressiva convinzione che l’unico modo per riportare la democrazia fosse quello di cancellare l’istituzione europea burocratizzata.

Il grande merito di Antonio Tajani è di aver indicato che non c’è bisogno di alcuna forma di distruzione per dare vita a una nuova Europa in sintonia con i suoi cittadini. Basta seguire la via dello Stato di diritto e della democrazia liberale che assegna al Parlamento europeo il compito di realizzare le leggi e agli organismi tecnici e burocratici quello di applicarle.

Sembra l’uovo di Colombo e invece è una vera e propria rivoluzione culturale!