La psicosi delle fake news

È il momento delle fake news, cioè delle notizie fasulle che vengono messe in Rete da gente irresponsabile e che diventano virali proprio grazie al fatto che sono fasulle e per questa caratteristica colpiscono l’attenzione popolare. Matteo Renzi sembra essere particolarmente sensibile alla faccenda. Non ha chiesto una legge apposita per contrastare il fenomeno, ma ha annunciato che durante la campagna elettorale il Partito Democratico diramerà un report ogni 15 giorni per denunciare le balle più clamorose ed evidenti. E il suo stretto amico e collaboratore, l’imprenditore Marco Carrai, esperto di cybersicurezza, ha comunicato che sta lavorando con uno scienziato di fama internazionale alla realizzazione di un algoritmo della verità in grado di verificare l’attendibilità di una notizia in Rete e smascherare le fake news.

Tutte queste preoccupazioni sono sicuramente legittime. Di balle in circolazione ce ne sono uno sterminio e l’esperienza insegna che durante le campagne elettorali la percentuale di queste balle tende inevitabilmente a salire in maniera vertiginosa.

Ma la legittimità della preoccupazione non può sfociare in una psicosi collettiva. Anche perché, se così fosse, chi impedirebbe di bollare come fake news, in quanto motivate da interessi elettorali di parte, le notizie contenute nei futuri report del Partito Democratico? E come evitare di considerare una notizia fasulla l’annuncio di Carrai della prossima uscita di un algoritmo della verità visto che un algoritmo non si genera da solo ma è fondato dai criteri che gli vengono forniti dai propri artefici e possono essere sempre tacciati di soggettività e non di oggettività?

Non si può combattere la psicosi delle fake news con una psicosi uguale e contraria. L’unica arma è quella del buon senso, della conoscenza e della competenza. Che va usata nella consapevolezza che le notizie fasulle non abbondano solo sulla informazione orizzontale del web, ma anche su quella verticale dei media tradizionali. Quelli che per fronteggiare la concorrenza dell’informazione orizzontale alimentano una psicosi per denunciare un’altra psicosi senza rendersi conto che le nevrosi collettive possono uccidere le società in cui vengono diffuse.