Il Benevento ultimo in classifica? Complotto fascista

Qualcuno avrebbe detto: “Che c’azzecca?”. Appunto. Che c’azzeccano le pur esecrabili iniziative di quattro esaltati che a Como interrompono una riunione di un’associazione di assistenza agli immigrati per leggere un discutibile comunicato politico e di altri quattro facinorosi che scatenano una gazzarra sotto le finestre del quotidiano “la Repubblica”, con la supposta riedizione della pagina più dolorosa dell’Italia post-unitaria? È la sinistra che lo vuole. Rimasta a corto di argomenti, l’ala progressista della politica ha pensato bene di buttarla in caciara evocando spettri che non hanno alcuna ragione di tornare a vivere. Non è che la realtà odierna sia rose e fiori. Al contrario, essa è piena di contraddizioni e di pericoli per i già precari equilibri sociali. Tuttavia, il problema non sta nell’instillare nell’opinione pubblica il sospetto che la Storia abbia ingranato la retromarcia. I totalitarismi novecenteschi, in Occidente, non sono all’ordine del giorno per la semplice ragione che non sussistono i presupposti economici, politici e culturali che possano giustificare una loro riproposizione, magari riveduta e corretta, in versione “Terzo millennio”. Altre sono le forme nelle quali la vocazione egemonica delle élite globali trova il modo di manifestarsi. Altre sono le modalità d’espressione della volontà di potenza del “pensiero unico” sulle masse nel tempo storico del villaggio globale.

Il mainstream del politically correct, filtrato attraverso i media progressisti, rappresenta una delle modalità più efficaci nel controllo surrettizio dell’opinione pubblica. Un esempio. Si prenda l’assioma per il quale la sinistra, portatrice dei più nobili ideali che l’Uomo abbia mai conosciuto dalla sua comparsa sulla terra, non può perdere il consenso dei popoli. Se ciò avviene è perché c’è stato complotto di poteri occulti. Sarebbe all’opera una sorta di “Spectre” tracimata dalle pagine avventurose di Ian Fleming per far perdere Hillary Clinton negli Stati Uniti e far vincere Viktor Orbán in Ungheria; per truccare le carte della Brexit, in Gran Bretagna; per mettere strani grilli in testa agli indipendentisti catalani. E oggi si preparerebbe a far cadere, in Italia, il fantastico governo del centrosinistra. E chi avrebbe preso il posto di Ernst Stavro Blofeld, il cattivissimo nemico di James Bond? Vladimir Putin. E chi altri? Sarebbe lui il capo del complotto internazionale che, per distruggere il paradiso in terra creato dall’ideologia progressista, sarebbe pronto a usare ogni arma sporca, anche a foraggiare in tutta Europa l’estrema destra xenofoba e razzista. Il rigurgito fascista in Italia altro non sarebbe che l’eruzione localizzata di una strategia planetaria pronta a soggiogare le limpide società dell’Occidente sviluppato.

Qualcuno sano di mente può credere a una simile sciocchezza? Evidentemente sì, visto che la sinistra italiana sta puntando tutto sul refrain del ritorno della minaccia fascista al solo scopo di recuperare la credibilità persa per le cose che non ha fatto o che ha fatto male, negli anni al governo. Per l’inettitudine alla quale ha improntato la partecipazione del nostro Paese al processo di ridefinizione delle governance nell’ambito delle istituzioni europee. Per l’irrilevanza a cui ha consegnato l’Italia nel gioco dei rapporti di forza tra i Paesi partner della Unione europea e, in generale, sulla scena internazionale. Per l’incapacità strutturale a servire gli interessi della nazione e dei suoi cittadini. Di fronte all’incontrovertibile elenco dei suoi fallimenti l’unica risposta che sa dare è quella di “Aiuto, torna er puzzone”? E se, come appare molto prevedibile, alle prossime elezioni il Partito Democratico rimedierà una cocente sconfitta a chi darà la colpa? All’insufficienza del suo campione, Matteo Renzi? Ma certo che no. La colpa sarà di Putin che avrà manovrato per avvelenare i pozzi dell’informazione democratica nel nostro Paese. Ma vi pare che una spiegazione del genere possa stare in piedi? Sarebbe ridicola se non fosse patetica. Prendersela con Putin e con quattro fanatici palestrati; pensare di rimettere in piedi una pericolosissima “strategia della tensione”; tirare fuori dalla naftalina le anime belle dei “post-partigiani”, per farli sfilare in strada con labari e trombette a suon di “bella ciao” non è rendere un servizio alla causa della libertà ma un maldestro esercizio d’irresponsabile idiozia. E se qualcun altro mentalmente instabile li prendesse sul serio? Vogliamo davvero tornare agli Anni di piombo? Non bastano già quei quattro delinquenti dei Centri Sociali a provarci quotidianamente a turbare l’ordine pubblico? Pur di confondere le carte nei seggi primaverili, qualcuno non disegnerebbe di vedere scorrere un po’ di sangue per le strade, per poi accreditarsi come salvatore della Patria in fiamme. Vabbè la contesa elettorale. D’accordo che a nessuno piace perdere, ma a tutto c’è un limite. E con la montatura della minaccia fascista, la sinistra sta rischiando improvvidamente di oltrepassarlo. Compagni, fermatevi finché siete in tempo.