M5S e il fascismo non restaurabile

Davvero c’è ancora qualcuno convinto che sia in atto un tentativo di restaurazione del fascismo, che il fascismo coincida con alcune manifestazioni di intolleranza razziale, ideologica o di altra natura e, soprattutto, che il fascismo sia concretamente restaurabile?

Cominciamo dal fondo. Grazie a Dio, no: il fascismo non è restaurabile. In questi settant’anni, abbiamo maturato così tanti anticorpi da risultare (la maggioranza tra noi, almeno) immuni al fascismo. Inoltre, le mutate condizioni storiche rendono improponibile l’eventuale ricaduta in un regime sconfitto dalla guerra e annichilito dalle costituzioni democratiche.

Ci sono, è vero, alcuni nostalgici del fascismo, ma sono pochi e, tutto sommato, politicamente innocui. Al contrario, ci sono molti – troppi – che ripudiano le regole democratiche, ritenendole un fastidioso intralcio alle soluzioni sbrigative e, questo è il vero pericolo, inadeguate a rappresentare la volontà del popolo. Questo è il fascismo moderno, se proprio vogliamo usare questa parola. Superata definitivamente l’epoca del manganello e dell’olio di ricino, siamo scivolati, quasi inconsapevolmente, verso l’era dei leader e della (falsa) democrazia diretta, vale a dire di quella democrazia che non prevede delega di rappresentanza, nella quale – a parole – uno vale uno, e che si fonda sul disprezzo e sulla demonizzazione di chi ha governato in precedenza. Non ci sono mezze misure: il passato deve essere distrutto e sostituito – non importa “come” – “da” qualcuno che si ispiri ad un programma di cambiamento radicale. Non rileva, poi, se quel qualcuno nutra propositi realizzabili  e disponga delle capacità di attuarli: l’importante è provare, perché questa è – si dice – la volontà del popolo.

Un progetto politico che si fondi sulla consultazione diretta controllata da una piattaforma digitale invece che sulla mediazione; che non distingua tra i problemi in discussione, ma li raccolga – volutamente e per confondere le idee – tutti nel medesimo calderone; che si contraddica continuamente, rinnegando le tesi di ieri perché insostenibili o superate dall’onda virtuale della rete, non rende un buon servizio alla Nazione e si pone come un modello avanzato di totalitarismo. 

A coloro che intendono davvero votare – com’è loro diritto – per il Movimento 5 Stelle voglio ricordare alcuni episodi, cercando di stimolarne la riflessione: il vostro primo passo non è stato un manifesto ideologico, ma un vaffanculo; confondete il diritto alla libera espressione del pensiero con l’arroganza di chi contesta i risultati della ricerca scientifica; proponete redditi di cittadinanza diseducativi dal costo insostenibile; non promuovete il merito, ma i beneficiati da consultazioni interne buone, al più, ad esprimere maggioranze di condominio; disprezzate chi non la pensa come voi, trasformando il dissenso in delinquenza. Voi non avete un programma; avete solo dei nemici.

Possedete i voti, certo. Tantissimi voti, in un sistema democratico nel quale i voti si contano e non si pesano. Del resto, come dimostra la storia, il numero dei consensi ci dice chi è maggioranza, ma non ci spiega se è pericoloso.