La scommessa su Di Maio è perdente

C’è chi scommette sulla rottura del Partito Democratico e chi punta sulla lacerazione della coalizione del centrodestra. Per i sostenitori dell’ipotesi di un governo a guida grillina andrebbe bene sia la prima che la seconda eventualità. Perché con la prima Luigi Di Maio avrebbe la possibilità di creare con i pezzi formati dai nemici di Matteo Renzi quella maggioranza che al momento non riesce ad avere. E con la seconda il Movimento Cinque Stelle non avrebbe rivali nel ruolo di asse politico portante della legislatura visto che Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia da soli non conterebbero più nulla.

La speranza che il Pd si spacchi per dare a Di Maio i voti necessari alla formazione del governo non è peregrina. Gli oppositori del segretario dimissionario farebbero di tutto pur di sbarazzarsi definitivamente di Renzi. Anche procedere a un suicidio di massa sull’altare della bizzarra prospettiva indicata da Eugenio Scalfari, e benedetta da alcuni poteri forti, secondo cui Di Maio potrebbe essere il leader di una grande sinistra unitaria. Ma ad ostacolare un’eventualità del genere non c’è solo la testarda decisione di Renzi di resistere a ogni costo alla sua definitiva cacciata. C’è anche la constatazione che se il Pd decidesse di contribuire in posizione ancillare alla formazione della grande sinistra egemonizzata dai grillini, si tornerebbe indietro agli anni del fronte popolare e si cancellerebbero di colpo lo spazio politico e la tradizione della sinistra riformista e democratica del nostro Paese.

Che Michele Emiliano, primo sostenitore della resa del Pd all’egemonia grillina, non sia minimamente turbato da una prospettiva del genere è assolutamente credibile. La sua non è la storia del riformismo democratico, ma quella del giustizialismo giudiziario. Ma che ci possa essere una maggioranza del Pd disposta a perdere così tranquillamente la propria identità appare più difficile. Tanto più che proprio le spinte in favore della resa ai grillini offrono a Renzi la possibilità di porsi come l’unico depositario del riformismo democratico e diventare, con o senza il Pd, il punto di coagulo della sinistra non frontista e massimalista.

Ancora più difficile, infine, è la scommessa sulla lacerazione del centrodestra. Divisi Salvini, Berlusconi e Meloni non hanno alcun futuro. Uniti possono non solo dare un governo contingente al Paese ma anche dare vita a una grande area popolare, liberale e conservatrice in grado di assicurare stabilità di lunga durata alla società italiana. Gli scommettitori in favore di Luigi Di Maio non hanno grandi possibilità di successo!