I nuovi professionisti dell’antimafia siciliana

L’arresto di Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, fa tornare alla ribalta nazionale il delicato tema dei professionisti dell’antimafia. Una polemica di sciasciana memoria che torna utile per comprendere una vicenda che desta sconcerto, ma che conferma una triste e conclamata verità: i “paladini della giustizia”, molto spesso, predicano legalità e razzolano denaro e potere. Un uomo considerato per anni il simbolo della riscossa degli imprenditori siciliani contro Cosa nostra, si trova al centro di un sistema di potere che avrebbe costruito negli anni. Montante ora è agli arresti domiciliari con l’accusa, gravissima, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di esponenti delle forze dell’ordine: ufficiali di polizia, carabinieri, Guardia di finanza e i vertici dei servizi segreti sono coinvolti nell'inchiesta. Ma non solo.

Secondo gli inquirenti, Montante avrebbe messo in piedi una “rete illegale”, addirittura, per spiare l’indagine che lo riguarda. La Procura di Caltanissetta, infatti, ha chiesto per lui la custodia cautelare in carcere negata dal gip, secondo il quale l’imprenditore ha comunque “intrattenuto qualificati rapporti con esponenti di spicco di Cosa nostra”. In casa avrebbe tenuto un archivio segreto con dossier di politici e giornalisti. Dalle indagini risulterebbe anche un coinvolgimento di un altro “paladino”: Giuseppe Lumia. Uomo politico della sinistra siciliana antimafiosa. Dopo ventiquattro anni trascorsi ininterrottamente in Parlamento non è stato ricandidato alle elezioni politiche del 2018, escluso dalle liste del Partito Democratico. Il gip sostiene che Lumia abbia chiesto un finanziamento “in nero” di ventimila euro per la campagna elettorale di Rosario Crocetta, ex presidente della Regione Sicilia. L’inchiesta della magistratura smaschera coloro i quali hanno portato, in questi anni, la bandiera dell’antimafia in Sicilia e nel Paese. La legalità di maniera ha un unico obiettivo: elargire prebende e attaccare, in maniera spietata, i nemici.

Da siciliano che ama la buona politica, trovo riprovevole questa concezione della cosa pubblica. Questa meritoria indagine ci consegna una realtà che deve farci riflettere a lungo. Per anni, gli inquisiti di oggi hanno agito da inquisitori. Ma, a questo punto, alla luce di quanto sta venendo fuori, va compiuta una profonda riflessione sul voto del 4 marzo. Sono convinto che gli elettori abbiano votato seguendo la pancia e non la testa. Nei giorni in cui i giallo-verdi provano a mettere in piedi un governo, si dimostra, plasticamente, l’inconsistenza politica al potere. A mio avviso, seppure con il doveroso oltre che opportuno sguardo garantista, i giudizi espressi dalla stampa rappresentano un monito. È sempre utile praticare la prudenza prima di bollare qualcuno come infame e qualcun altro come eroe. Nella Sicilia del 2018 è necessario evitare di attribuire le “patenti” antimafiose. Il risveglio, quasi sempre, porta con sé dolorose sorprese.