Savona prende per mano il Governo giallo-blu

Se interessa cosa il Governo giallo-blu voglia fare con l’Unione europea bisogna ascoltare il ministro Paolo Savona. Per il titolare delle Politiche europee il reddito di cittadinanza, la Flat tax e l’abrogazione della Legge Fornero sono possibili, purché si sappia come attuarli, con quali modalità e in quali tempi. Lo ha detto ieri alle Commissioni riunite di Camera e Senato sulle politiche Ue, illustrando le linee programmatiche del suo mandato.

Premesso che ascoltare il “professore” è sempre un piacevole esercizio per la mente, bisogna ammettere che finalmente abbiamo compreso quale sia la visione di scenario dell’odierno Governo. Finora a sentire gli altri, in particolare il premier Giuseppe Conte, non si è capito granché di dove l’Esecutivo andasse a parare. Ciò che balza agli occhi riguarda i contenuti della delega ricevuta da Savona. È chiaro che vi sia stata una piccola rivoluzione interna al Governo. Tradizionalmente l’azione del titolare delle politiche comunitarie agiva sulla fase discendente dei rapporti tra lo Stato e l’Unione, quella che sovrintende alla corretta applicazione delle decisioni prese dagli organi istituzionali dell’Unione e destinate a produrre effetti nei singoli Stati, mentre la competenza sulla fase ascendente, quella che attiene alla riforma dei Trattati e delle regole della Ue, spettava al ministro degli Esteri. Dalle parole di Savona si evince che non sarà più così ma che anche nella cosiddetta fase ascendente il ministro per i rapporti con l’Unione europea giocherà da protagonista.

E cosa ha detto il “professore” nel merito? In primo luogo ha spiegato che Bruxelles si sta muovendo nella direzione sbagliata. L’Unione pone la stabilità a presupposto della crescita del reddito e dell’occupazione e non a valle, come la teoria economica e l’esperienza suggerirebbero, ad esito di un’azione congiunta su entrambi gli obiettivi. Il ragionamento è: se la crescita è a carico delle riforme da praticare a livello nazionale guardando alla politica dell’offerta senza intervenire sulla domanda aggregata non si avrà né un governo degli andamenti ciclici né la correzione dei difetti strutturali. Se non si realizza una connessione tra architettura istituzionale comunitaria e politiche di stabilità e di crescita, mercato comune ed euro rischiano di non sopravvivere sul piano del consenso politico dei popoli europei. Savona punta l’obiettivo sul ruolo della Banca centrale europea. Se alla Bce, spiega, non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni volta che un evento esterno alla zona euro toccherà il dollaro Usa le conseguenze si rifletteranno sulla moneta unica e l’Unione non potrà contrastarle non avendone gli strumenti. Per Savona la Bce deve funzionare da “Lender of last resort”, prestatore di ultima istanza, per tutelare mercati finanziari e monetari dell’eurozona nonché i debiti sovrani dei Paesi membri da attacchi speculativi.

Per Savona non basta una politica dell’offerta che faccia fulcro sulle riforme. Occorre affiancarle una politica sulla domanda aggregata che allontani il mercato comune dai dualismi interni e dagli shock esterni. L’unico rimedio che può rispondere a tutte le problematiche indicate è quello del rilancio degli investimenti. I vertici dell’Unione lo sanno, lo hanno scritto nelle piattaforme programmatiche, ma non lo hanno attuato. Il Governo italiano intende battere questa pista perché è l’unica che può garantire credibilità all’accordo Lega-Cinque Stelle. Nelle previsioni del ministro gli investimenti faranno crescere il Pil ma la spesa corrente dovrà essere sincronizzata al ritmo con cui s’incrementa il connesso gettito fiscale. Savona sta dicendo ai giovani esponenti della coalizione: ragazzi non siate frettolosi, non fatevi prendere dall’ansia da prestazione. Volete che Reddito di cittadinanza e Flat tax si facciano? È possibile, a patto però che le riforme vengano implementate man mano che tornino in cassa “gli utili” prodotti dagli investimenti. Quindi, il vero problema sul quale concentrarsi non è dove sbattere la testa per fare più deficit, ma è di stabilire la dimensione di quei moltiplicatori nei settori nei quali verranno indirizzati gli investimenti, privilegiando quelli che restituiranno risorse più rapidamente. Nel fare questo i mercati si potrebbero allarmare. L’idea di Savona è che sia la Ue a chiedere all’Italia di procedere nella direzione della spesa per investimenti, dettando tempi e modalità di attuazione dei progetti concordati. Tale rovesciamento di prospettiva eviterebbe al Governo italiano di ricorrere a quella prassi poco decorosa e scarsamente efficace della questua a Bruxelles sulla flessibilità di bilancio. Poi c’è la prospettiva di medio/lungo termine sulla quale Savona ha idee chiarissime. Unione politica, una scuola comune di ogni ordine e grado per tutti i Paesi membri che metta in circolazione le idee oltre che le persone e i capitali e una Bce trasformata in Banca centrale a tutti gli effetti. Queste le proposte in cima alla lista.

La sensazione è che l’establishment europeo si troverà a che fare con un osso duro. Il punto di forza di Savona sta nel suo pacchetto di proposte che mira a una maggiore integrazione europea e non alla demolizione del sogno europeo. Ovviamente non c’è molto di questo nella narrazione dei soliti media. L’unica cosa che li ha scatenati è il passaggio che Savona ha riservato alla possibilità di un piano B per l’uscita dall’Euro. Lui ha semplicemente ribadito che è buona norma prepararsi a qualsiasi evenienza. E che male c’è? Con l’aria che tira in Europa in questo momento niente si può escludere. Anche che venga giù l’intera impalcatura comunitaria. Se poi uno esce di casa con l’ombrello è perché pensa che potrebbe piovere. Non che pioverà di sicuro. Si chiama buonsenso, non “Italexit”.