Il complotto è una sciocchezza

In un Paese dove il complottismo impera pare che in questo momento impazzi il sospetto secondo cui l’attacco a Matteo Salvini dei magistrati genovesi e siciliani sarebbe motivato dall’intenzione di far saltare l’accordo di Governo tra Lega e Cinque Stelle sul tema sensibile della giustizia per provocare un ribaltone capace di dare vita a un Governo tra grillini e Partito Democratico con cui realizzare una manovra finanziaria benedetta dai poteri forti europei. Secondo le indiscrezioni, peraltro smentite dal leader leghista, Luigi Di Maio avrebbe fatto ricorso a questa teoria per convincere Salvini a frenare sui giudici allo scopo di evitare la crisi di governo e il ritorno dei post-comunisti, Matteo Renzi in testa, al governo.

Nessuno, ovviamente, può escludere che qualcuno possa sperare e puntare sulla reazione salviniana alle bordate di alcuni magistrati per scatenare l’ala più giustizialista del movimento grillino e provocare la crisi di governo. Ma se si riflette con un minimo di attenzione ci si rende conto che questa ipotesi complottistica non si regge in piedi. Perché non tiene conto che il movimento pentastellato e il Partito Democratico non sono così uniti e compatti da permettersi di passare senza problemi dallo scontro frontale e mortale a un’alleanza governativa. Ciò che, almeno per i grillini, sarebbe stato possibile all’indomani del voto del 4 marzo, non è più praticabile oggi a sei mesi dalla formazione di un governo che in ogni suo atto si è caratterizzato come l’alternativa totale a quelli che lo avevano preceduto dal 2011 a oggi. E la considerazione vale ancora di più per un Pd che è impegnato nella preparazione di un congresso decisivo a cui le diverse componenti parteciperanno con una sola consapevolezza comune, quella di avere un futuro solo nella contrapposizione al grillismo di stampo governativo.

La teoria del complotto, dunque, è una sciocchezza. Tranne, però, sulla identificazione del tema della giustizia come il principale fattore di potenziale rottura tra la Lega e l’ala movimentista e giustizialista dei Cinque Stelle nel corso dei prossimi mesi. Più che ai complottardi di sinistra, però, la considerazione dovrebbe fornire un utile spunto d’azione per il resto del centrodestra. Che sul tema della riforma può tornare a compattarsi in vista del futuro!