Forza Italia: se la politica è una ruota che gira

La politica, almeno nella tradizione che conosciamo, o c’è o non c’è. Nel dialetto milanese antico, quando ci si riferiva ai soldi, scattava un proverbio secco e risolutivo, comprensibile, allora come oggi, a pochi: se ghìn, ghìn. Cioè se ci sono (ghìn), ci sono.

Potremmo oggi chiederci, come da qualche tempo il nostro giornale vi insiste, se in Forza Italia, intesa come movimento, ensemble, unione, partito, la parola “politica” sia accolta e declinata come da sempre lo imponga la storia o, se vogliamo, il comune sentire. E tuttavia, domandarci se quelli di Forza Italia ci sono, nella politica, non è o non sarebbe del tutto vano. Se ghìn, ghìn! O no?

Intendiamoci, l’odierna versione della “polis” nelle sue diramazioni, organizzazioni e rappresentazioni è finita nel baratro linguistico, ma non solo, e purtroppo, nel bisillabo grillino del “vaffa” che, a ben vedere, ha funzionato, tant’è vero che i loro teorizzatori e portatori sono andati al Governo. Facendo danni al Paese, come ognun vede.

Soprattutto per questo risultato occorrerebbe una disquisizione per dir così storica che, per ripicca e comodità, qualcuno è tentato a condensarla nello stesso invito, ovviamente al contrario. Ma serve? Serve o servirebbe (il condizionale è obbligatorio) rifarsi a quello che cantava Nanni Svampa a proposto dell’arrotino laddove, riducendo la vita (la storia) alla ruota, declamava: e gira la roeuda la gira. Appunto, la vita, storia, e dunque la politica, come una ruota.

Che sta girando comunque anche per chi di questo movimento non sembra così frequentatore né, diciamocelo, simpatizzante e neppure utilizzatore, se è vero come è vero che il tramonto della non breve e comunque felice parabola leaderistica berlusconiana non ha fino ad ora imposto un ragionamento interno la cui urgenza non pare rinviabile, a scanso di risultati elettorali sempre meno entusiasmanti.

Il nostro direttore ha usato parole tanto felici quanto azzeccate quando ha introdotto nell’analisi della situazione di Forza Italia l’espressione indicativa di quell’“Area Bassa” che non è tanto o soltanto contrapponibile per automatismo anche verbale al suo opposto, cioè l’Area Alta, ma contiene una duplicità che è addirittura la caratteristica di fondo della politica, di ieri e di oggi, anche se nelle sue diatribe interne viene tradotta in minoranza e maggioranza. Il fatto è che, volente o nolente, la cosiddetta Area Alta non può non prendere atto sia della presenza sia della vastità dell’area per dir così sottostante, tanto che potremmo aggiungere un altro aggettivo: vasta, appunto.

L’ampiezza di un’area tutt’ora votante ma soprattutto simpatizzante è tanto più reale quanto più il gruppo più che dirigente parlante forzaitaliota sembra non ascoltarla se non addirittura ignorarla forse, anzi senza forse, non perché colpita da sordità cronica quanto, soprattutto, perché ignara della conseguenza quasi automatica che il ritiro dalla leadership per dir così operante day-by-day di Silvio Berlusconi ha prodotto e produrrà, ovverosia un declino inarrestabile cui la risposta di un gruppo autoblindato sarà sempre più vana se non consapevole della necessità, anzi dell’obbligo non soltanto di un ascolto ma di una collaborazione sempre più accolta e sempre più ampliata altrimenti il risucchio salviniano dell’elettorato centrista e moderato proseguirà implacabilmente come implacabile è la politica.

La politica, appunto. E i suoi luoghi per dir così interni in cui si esplica e si nutre degli apporti e delle idee proprio di quell’Area Bassa che, in realtà, altro non è che la Base stessa di un movimento che, allo stato, non ha organi a ciò preposti né luoghi, né sedi (sezioni?) né organismi eletti in grado di funzionare e di far funzionare al meglio una macchina complessa quale è un partito.

Un partito che ha fatto e fa della democrazia e del liberalismo i suoi punti di riferimento non può non parlare e far parlare di politica nei suoi tuttora viventi interna corporis, a meno che non si voglia, di questo corpo, una progressiva estinzione.

Nel frattempo, la ruota della politica gira, ma fuori. Discutere, affrontarne i problemi, dibatterne cause e soluzioni, proporre progetti, insomma, parlare di politica: questo è il problema di Forza Italia. Ma dove?