Mattarella, Conte, Di Maio: i tre senza politica estera

Grande è la confusione sotto il cielo della politica estera del nostro Paese ma la situazione, a dispetto di quanto diceva Mao, non è affatto eccellente. La confusione è data dall’anomalia di un Governo che ha ben tre ministri degli Esteri in contemporanea attività. C’è il titolare ufficiale della Farnesina, quel Luigi Di Maio che si sta impegnando a perfezionare il proprio inglese ma che avrebbe più bisogno di approfondire la geografia per svolgere al meglio la sua attività di capo della diplomazia nazionale. C’è poi il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è intestato il rapporto con l’Unione europea e che non perde occasione per sottolineare come spetti a lui, e solo a lui, trattare con Angela Merkel ed Emmanuel Macron considerati i “padri-padroni” dell’Europa. E c’è infine il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, a stare alla prassi ed alle norme della Costituzione, non dovrebbe svolgere ruoli politici spettanti esclusivamente al Governo ma che, in viaggio negli Stati Uniti, tratta con il Presidente degli Usa Donald Trump sui dazi sui prodotti europei ed italiani minacciati dall’amministrazione americana.

Come si è detto tanta confusione non produce una soluzione eccellente. Per la semplice ragione che tre ministri degli esteri non fanno una sola politica estera, visto che il titolare effettivo è un apprendista privo di fondamentali, il secondo è un Premier precario privo di qualsiasi esperienza internazionale ed il terzo, Sergio Mattarella, può anche tentare di mettere le toppe alle carenze fisiologiche dei primi due ma non ha grandi precedenti storici a cui rifarsi tranne quello di Giovanni Gronchi che in piena Guerra fredda si recò a Mosca per aprire ai successori di Stalin provocando solo l’inquietudine degli americani.

Il problema vero, comunque, è che alle spalle di questo anomalo trio diplomatico manca una linea di politica estera definita su tutte le grandi questioni che riguardano direttamente o indirettamente l’Italia. La ragione di questa assenza è la mancanza di un Governo solido, coeso, formato da partiti che non hanno come unico collante la paura delle elezioni, ma una visione comune su quale debba essere la posizione e la missione dell’Italia nel mondo. E senza Governo non ci può essere politica estera. Anche se i ministri sono tre!