Il senso del Grillomaio per la Democrazia

Con una spettacolare operazione d’ingegneria genetica il genovese Beppe Grillo ha innestato la comicità nel patetico napoletano Luigi Di Maio, generando un ircocervo che ride piangendo e piange ridendo, spaesato nell’habitat democratico ignoto.

Questo mostro favoloso è del tutto inadatto alla democrazia rappresentativa, nella quale del resto fu immesso per sostituirla con l’antitetica cosiddetta democrazia diretta e il mandato imperativo. Una corrente di genetisti sostiene che il nuovo animale possiede le capacità d’adattamento per sopravvivere e prosperare nelle inaspettate condizioni ambientali. Un’altra loro corrente invece esprime la convinzione che la strana bestia sia incompatibile per ragioni ecologiche con il sistema che dovrebbe ripopolare. Le prove decisive di compatibilità sono risultate irrimediabilmente negative. L’humus democratico non è modificabile senza avvelenare le falde che lo rendono fertile per la libertà individuale e la rappresentanza politica. Il comico Grillo è il Capo del capo politico del Movimento Cinque Stelle. Tant’è che può sostituirlo ad libitum. Il capo politico non risponde dunque agli elettori, ma all’Eletto, o Elevato come ama autodefinirsi il Capo del capo. Il quale “capo in seconda”, tuttavia, si rimette talvolta alla piattaforma Rousseau per farsene guidare, purché il responso degli iscritti sia conforme alla volontà del capo politico e questa sua volontà corrisponda a perfezione alla volontà del Capo del capo. Insomma l’ircocervo, conformemente alla sua “mostruosa” natura, incarna la democrazia al contrario, nella quale la consultazione della base è tanto facoltativa quanto non vincolante. Insomma, una democrazia autocratica: ecco la definizione esatta.

Eppure, la “mostruosità” non finisce qui. Ha un tratto peggiore. Il capo politico può permettersi di apparire ed essere insensibile alla volontà dei suoi stessi elettori. Infatti, pur inanellando batoste elettorali, resta al suo posto come se, anziché smaccatamente sfiduciato, si sentisse rafforzato dalla massiccia perdita di voti, milioni di voti. La protervia del capo politico, inammissibile politicamente, è invece giustificata dalla gerarchia. Ricorrendo al suo Capo, se ne viene rilegittimato, il capo politico resta in sella, seppure doppiamente azzoppato, moralmente e politicamente. E il popolo sovrano, che in democrazia insedia e depone i governanti, entra in questo esperimento genetico? Poco e niente. “Uno vale uno”, purché non conti nessuno.