Il partito del terrore fa più danni del virus

In un dibattito televisivo, svoltosi sulla Rai da Lucia Annunziata, insieme al virologo Andrea Crisanti, il professor Alberto Zangrillo si è dimostrato ancora una volta un fiero paladino del buon senso e della ragionevolezza, ovviamente fondati su una montagna di evidenze empiriche e scientifiche che i catastrofisti fanno sempre più fatica ad oscurare.

In particolare, in merito all’ultimo rifugio del terrore di massa a cui si appiglia il partito unico del virus, il prorettore del San Raffaele ha pronunciato parole inequivocabili: “Io ho una visione clinica diretta, un po’ di disorientamento si crea quando si parla di ‘228 casi oggi in Italia’. Non sono malati, non dobbiamo confondere e allarmare a caso. Il fatto che l’Italia sia ripartita per un terzo equivale per me ad una gravissima malattia in corso. In questo momento il Paese è malato di inedia e disperazione: i malati muoiono di cancro, di infarto, hanno paura di venire in ospedale. Non confondiamo il contagiato con il malato. Ci sono 3 scenari: può non succedere nulla, può esserci la Spagnola, può esserci qualche focolaio da controllare. Metterei una fiche su quest’ultima ipotesi e noi siamo pronti, quindi dobbiamo tornare a vivere”.

A tutto questo Crisanti, illustre esponente della linea delle precauzioni a oltranza, non ha avuto molto da contrapporre, dal momento che i numeri e i riscontri ospedalieri, che raccontano della pressoché totale assenza di nuovi ricoveri, da oltre due mesi sembrano andare tutti nella direzione indicata da Zangrillo, il quale ha parlato di omoplasia in merito al Covid-19. Ossia della capacità, teorizzata all’inizio di questa emergenza anche da tanti attuali improvvisati Savonarola della medicina, di adattarsi all’ospite umano in una forma per noi assolutamente benigna, così come accaduto ai 4 coronavirus che già da tempo sono in circolazione nelle nostre società.

D’altro canto, se il Paese nel suo complesso non inizia a scrollarsi rapidamente di dosso la zavorra terrorizzante, la quale ha prodotto una inverosimile quantità di lacci e lacciuoli sotto forma di assurdi protocolli, che rallenta non poco la ripresa delle nostre normali attività in tutti i campi, in primis quello economico, vi saranno gravissime ripercussioni. In questo senso Zangrillo fa benissimo a sottolineare i rischi di una fase prolungata in cui il motore dell’Italia va avanti a mezzo servizio, per così dire.

Da questo punto di vista le responsabilità del Governo sono enormi, e si ingigantiscono man mano che restiamo ancorati ad una fase emergenziale che non avrebbe più alcuna ragione di esistere. La qual cosa continua a produrre danni incalcolabili, diffondendo a livello popolare – in particolare presso la gran massa di entusiasti che hanno fatto della lotta al coronavirus una sorta di religione salvifica – la pericolosa illusione secondo cui la “nuova normalità” prospettata dai geni del comitato di salute pubblica non modificherà di una virgola il loro tenore di vita. Tuttavia, a meno di non ricevere un colossale e duraturo trasferimento di risorse a fondo perduto da parte dell’Europa, il combinato disposto di un forte aumento dell’indebitamento pubblico, compreso quello del settore privato, e del crollo verticale del Pil, il quale con questi chiari di luna si prospetta ampiamente a due cifre, ci farà sprofondare in una condizione drammatica. E se per adesso è solo grazie alla Bce che restiamo finanziariamente a galla, grazie ad un massiccio acquisto di titoli del Tesoro, non possiamo contarci in eterno. Come diceva la compianta Lady di Ferro, prima o poi i soldi degli altri finiscono, compresi quelli che si stampano a Francoforte, ed allora si che saranno guai; ma guai veramente seri.