Giuseppe Conte, il miglior presidente nei sondaggi

Gli ultimi sondaggi mostrano che Giuseppe Conte è il miglior presidente del Consiglio negli ultimi venticinque anni. Sono bastati due anni di governo ad innalzarlo sul podio. Dobbiamo chiedercene la ragione, viepiù perché il fatto è stupefacente. Meriti speciali non emergono dalla sua piatta politica. Al contrario, egli ha incrementato il dissesto delle finanze pubbliche con il reddito di cittadinanza e quota cento: il primo ha dato un impiego pubblico ai “navigator” che avrebbero dovuto trovare un lavoro produttivo ai disoccupati; la seconda ha prepensionato lavoratori senza che ne subentrassero altri, come promesso. Dunque, più debito pubblico, pur non considerando il debito indotto dalla pandemia. Niente riforme di struttura: la pubblica amministrazione è quella di sempre, sebbene costretta a usare il computer dalla clausura imposta; la giustizia penale e civile è quella di sempre, pure sospesa a causa del virus; l’economia ristagna tra crescita zero e produttività zero. Il Governo ha nazionalizzato le Autostrade impiccando in effigie i Benetton; ha immesso altri miliardi in Alitalia che vola a carico dei contribuenti anziché dei viaggiatori; sta per nazionalizzare l’ex Ilva; non ha incrementato l’occupazione sebbene abbia aumentato la spesa pubblica. Il bilancio del premier Conte, il presidente più disinvolto della storia, è mediocre, nonostante la “pochette”. Indotto dallo stato di necessità, non può essere considerato un sommo merito politico aver inflitto un male necessario a cittadini terrorizzati dalla pandemia.

Eppure il presidente del Consiglio piace agl’Italiani. Perché? La prima ragione dell’incomprensibile gradimento sta nel fatto che egli è disposto a governare con la destra, con la sinistra, con il centro, purché lo facciano restare al potere. Per lui conta la sella, non il cavallo. La disinvoltura nel cambiare cavallo senza smontare piace agl’Italiani, che apprezzano il trasformismo interessato e la capacità d’adattamento, a prescindere.

La seconda ragione, più profonda, riguarda il momento del sondaggio, effettuato mentre Giuseppe Conte gareggiava nella giostra di Bruxelles con il ruolo di campione della nazione. E questo ha fatto scattare il “patriottismo antipatriottico” emblematico del mussolinismo, perciò intrinsecamente italiano, consistente nel mostrarsi difensori ad oltranza di interessi nazionali però mal valutati e mal prospettati, somiglianti più a pretese assertive che a realistiche rivendicazioni da bilanciare nel contesto dato. Il premier Conte, uno statista a petto in fuori, ma con le pezze lì, che i sondaggi elevano alla sommità del gradimento interno, all’estero fa invece la figura del questuante maldestro (così nei fatti viene considerato riservatamente e compatito per guidare una nazione inaffidabile) perché sembra ignorare che, nei rapporti fra Stati, per quanto legati in una confederazione, contano la forza e il “do ut des, mentre egli, debilitato dai debiti e dalla stagnazione, senza voti personali e senza maggioranza elettorale, ha preteso regali e prestiti senza neppure offrire quelle garanzie che sarebbero nell’interesse stesso della nazione prim’ancora che dei donanti e dei mutuanti. Di ritorno da Bruxelles è stato salutato come un condottiero romano. Ma non ha riportato in patria un tesoro conquistato al nemico vinto, bensì regalie e cambiali concesse dai vincitori. Il trionfo spetta alla mammina tedesca che gli ha regalato il lecca-lecca per distoglierlo dai pianti. L’Italia è stata aiutata sol perché gl’interessi della Germania, e dunque dell’Unione europea, non potevano essere conseguiti che perseguendo anche gl’interessi italiani.