Lo sciopero lunare del pubblico impiego

Dunque, mentre l’Istat rileva un crollo verticale dell’occupazione nel solo settore del commercio, con ben 191mila addetti in meno tra dipendenti e titolari d’impresa, la Triplice sindacale proclama per il 9 dicembre uno sciopero lunare dei dipendenti pubblici. In tal senso, mi sembra assolutamente esemplificativa la laconica richiesta del segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan: “Noi abbiamo calcolato che come minimo servirebbe più di un miliardo per rinnovare i contratti”. Incurante, insieme ai responsabili di Cgil e Uil, del collasso produttivo che le misure adottate in Italia stanno determinando in quasi tutti i comparti economici privati, questa eroina ben pagata dei lavoratori infligge un colossale schiaffo morale a milioni di disgraziati che, da mesi, vivono una situazione a dir poco drammatica. Da questo punto di vista, pur comprendendo le contorte logiche che regolano queste complesse e articolate realtà sindacali, logiche a volte assai poco trasparenti, un dirigente serio e responsabile, soprattutto in un momento come quello che stiamo attraversando, dovrebbe avere il coraggio di contrastare con energia ogni eventuale rivendicazione proveniente dalla base, anche a costo di mettere a repentaglio la propria poltrona.

Di fronte ad un crollo del Prodotto interno lordo che probabilmente si attesterà intorno al 10 per cento (il che produrrà sul piano del gettito tributario allargato una ancor più elevata falla in termini percentuali), con la conseguenza inevitabile di un aumento notevolissimo del nostro già insostenibile debito sovrano. Anche perché la spesa dello Stato, di cui il settore pubblico assorbe in tempi normali una quota assai rilevante, viene continuamente incrementata dai sussidi concessi a pioggia anche per sostenere una economia in caduta libera. Sussidi i quali, vorrei ricordare ai citati paladini dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil, non servono ai milioni di dipendenti pubblici di questo disgraziato Paese, dal momento che costoro, lockdown o meno, lo stipendio pieno hanno continuato a percepirlo fino a questo momento. Al contrario di altri milioni di sfortunatissimi produttori privati, messi sul lastrico non dal Coronavirus, bensì da alcune discutibili misure adottate da chi occupa la stanza dei bottoni. In questo senso non possiamo non condividere la dura reazione, espressa su Twitter, del ministro per la Pubblica amministrazione, la grillina Fabiana Dadone: “Sanità, scuola, Comuni: proviamo a difendere il Paese in questa guerra non decisa dal Governo o da chi combatte ogni giorno. Eppure, qualcuno pensa di bloccare l’Italia e mettere a rischio la già fragile tenuta sociale. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”.

Infatti, le surreali richieste della Triplice, di fronte al dramma che sta vivendo la massa di produttori di reddito che operano nel mare magnum del mercato concorrenziale, tendono in modo irresponsabile ad acuire il distacco che costoro avvertono nei confronti di chi vive sotto il caldo ombrello dello Stato. Ciò rischia di creare profonde spaccature sociali le quali, perdurando il blocco dell’attività economica imposto dal Governo giallorosso, potrebbero determinare sviluppi del tutto incontrollabili.