Le cose in ambito artistico, e dunque anche in quello espositivo che lo riguarda, non avvengono mai casualmente o per mera coincidenza. Esiste sempre un disegno, palese il più delle volte, occulto e artatamente celato in altre, che guida e dirige il perché, il dove, il come e il quando un’opera d’arte debba apparire, essere visibile al pubblico oppure svanire per riemergere al momento opportuno. Complottismi? Pensate ciò che volete, mentre dirò la mia che voi potrete pure ritenere un esercizio dell’immaginazione fantastica della quale vado fiero, a proposito dell’esposizione che avverrà proprio prossimamente presso le Scuderie del Quirinale, a Roma, dell’opera scultorea, incompiuta, di Auguste Rodin, intitolata Le porte dell’Inferno, giunta direttamente dal Museo Rodin di Parigi con uno speciale camion adatto al suo delicato trasporto.

Due parole sulla storia di questa singolare scultura sono necessarie. L’originale, che non venne mai fuso durante la vita dell’artista, venne scelto liberamente da Rodin come porta ornamentale che sarebbe dovuta essere collocata nel Musée des Arts Décoratifs di Parigi, nel 1885. Dal modello in gesso furono tratti otto multipli, otto originali (dunque le “porte” sono in tutto nove), che oggi si trovano sparsi in alcuni musei. Il portale supera i quattro metri e mezzo ed è pressoché interamente ricoperto di altorilievi basati sull’opera di Dante Alighieri anzi esclusivamente sul suo Inferno. A tale proposito lo stesso Rodin ebbe a dire: “(…) Ho vissuto un intero anno con Dante, vivendo di nulla se non di lui e con lui, disegnando gli otto cerchi dell’inferno…” e lo stesso poeta tosco è stato effigiato nella posa del “pensatore” proprio al centro, subito al di sotto dell’architrave. Nota curiosa: perché Rodin parla solo di “otto cerchi” quando essi sono in realtà nove? Nove porte… ma io in matematica, lo sanno tutti, sono una scarpa.

Dunque, quale luogo più adatto a esporne un originale se non la mostra Inferno, dedicata all’Alighieri appunto, nel prestigioso spazio espositivo delle Scuderie del Quirinale? Curata dal grande storico dell’arte, Jean Clair e attiva dal 15 ottobre 2021 sino al 9 gennaio 2022 rientrante negli eventi celebrativi per i settecento anni dalla morte del sommo poeta Dante Alighieri, sotto l’egida del ministero della Cultura, la mostra ha come filo conduttore la visione dantesca ed esplora la figura di Lucifero e i tormenti inflitti ai dannati mostrando l’Inferno come luogo di sofferenza eterna e metafora dell’umana follia, con opere di Francisco Goya, di Sandro Botticelli, di Pieter Paul Rubens, di Giambattista Tiepolo e altri, sino alla grande tela di Gustave Doré, Dante e Virgilio nel nono cerchio dell’Inferno.

Detto ciò, passiamo alle mie perplessità. Innanzitutto, sebbene sia la Cantica più nota, è fonte di pensieri oscuri il fatto che sia stato scelto soltanto l’Inferno per tutta l’opera della Commedia di Dante, che invece è sublime e arcano veicolo di trasmutazione per l’uomo sino alle celestiali vette dove sta “l’Amor che move il sole e l’altre stelle”. Quasi si volesse, in realtà, magnificare ed esaltare più gli Inferi della possibilità di salvezza dell’uomo. Senza tener conto di alcune cose, a cominciare dal fatto che il Palazzo del Quirinale lì vicino ha rappresentato la vera dimora dei Pontefici tra l’età barocca e l’Ottocento e come tale forse, più lì che in San Pietro, stava il Sacro Soglio. Ora, dopo l’avvenuto Regno d’Italia prima e la Repubblica attuale, desacralizzato il luogo, le dottrine misteriche (rileggersi o leggersi cosa scrive René Guénon a tale riguardo farebbe bene a molti) insegnano che le forze delle tenebre tendono a occupare subito i luoghi sacri lasciati vacanti.

Da questo potrebbe esserne facile dedurne che il Signore degli Inferi, tanto presente nell’Urbe da sempre, ma mai come in questi ultimi tempi – e tempi ultimi – si sia insediato prontamente nelle sale una volta benedette dai Pontefici, sia per mezzo dei suoi più fidati accoliti umani sia in prima persona o con i suoi duchi. Temete io stia suggerendo che qualcuno in quelle stanze sia un adepto dell’Angelo Oscuro? Non sarebbe poi così strano, ma voi continuate pure a ritenere quanto io stia scrivendo una semplice elucubrazione fantastica mentre mi diletto nel condurvi nell’altro palazzo del potere, posto a pochi minuti di camminata dal Quirinale, ovvero in quel Montecitorio che vede l’assise di tutti i nostri democratici rappresentanti.

Infatti, in quel luogo esiste una particolarità infera, tra le tante altre forse meno sulfuree ma non per questo meno perniciose spesso per l’italiche genti, ed è una campana. Ora dovete sapere che sin da antica data, nell’alto Medio Evo, tutte le campane di Roma furono ritualmente e formalmente esorcizzate, affinché i demoni non potessero prenderne mai possesso. Tutte incorruttibili, dunque, tranne proprio quella di Montecitorio che, fusa nel XVII secolo, nonostante sia stata sottoposta agli esorcismi rituali, pare nasconda ancora un diavolo nella propria cavità.

A ciò si aggiunga che corra voce tra coloro che lavorano nel Palazzo, di aver visto anche in pieno giorno, aggirarsi tra gli scranni della Camera e del Senato, una figura distinta, presto svanita. Alcuni commessi lo hanno visto sovente e qualcuno dice di avergli parlato. Lo hanno più volte incontrato anche alcuni Onorevoli, ma questi ultimi preferiscono mantenere l’anonimato per paura di poter essere presi per folli. Chi lo ha incontrato comunque ne parla come di un signore dai modi cortesi, elegante, di mezza età ma decisamente giovanile e dai modi affabili. Ha addirittura un proprio ufficio, ma chi lo cercasse non lo troverebbe, se non quando fosse lui a concederlo.

La sua attività nel palazzo è misteriosa ma anche comprensibile. In quale altro luogo migliore, fatto salvo il Vaticano, il Diavolo si muoverebbe con migliori risultati che non a Montecitorio? In quei corridoi egli può facilmente prendere sottobraccio ministri e sottosegretari, guidarli, suggerendo loro vie che essi da soli non sarebbero mai in grado di immaginare, presentando tutto come il bene migliore essendo egli il “plagiario” per eccellenza. Il Diavolo che si muove lungo le stanze del potere è di volta in volta, di centro, di destra o di sinistra, perché Lui, in realtà non appartiene che a sé stesso, per poter così, meglio perdere tutti. È un diavolo simpatico, imbroglione e divertente, molto italiano in fondo, non ha nemici in quanto è lui ad essere il Nemico di tutti. Pare però che poi preferisca la comodità aristocratica e un po’ retro del Quirinale, dal cui tetto gode della splendida vista di tutta la città stesa ai suoi piedi e non più degli Onorevoli là sotto e rimpiange quando c’erano Papi e Imperatori, artisti e cortigiane da corrompere e persino qualche santo, invece di costoro non certo all’altezza.

Insomma, sono ormai certo che anche Satana in persona sia scontento di questo Governo ed è per questo, forse per distrarsi e divertirsi un po’, che deve aver suggerito l’esposizione sull’Inferno, almeno così, per qualche settimana si sente a casa, tanto per entrare e vederla dovrete avere il Green pass, il che la dice lunga.