La deriva oligarchica

Tutti hanno detto e scritto che, alle scorse elezioni amministrative, hanno votato poco più del quaranta per cento degli elettori; ma il dato può essere riferito in modo speculare: non hanno trovato ragione per andare a votare poco meno del sessanta per cento degli elettori, cioè la stragrande maggioranza della nazione. In pratica, sono andati ad esprimere le loro preferenze quasi solo coloro i quali hanno interessi, anche lontani, connessi con gli apparati dei partiti. Il partito politico italiano con la maggiore nomenclatura è il Partito democratico, nato dalla fusione degli apparati dei vecchi Partiti comunista e democristiano; se vanno a votare quasi solo iscritti e loro clientele la sua vittoria è certa.

Ma democrazia, dal greco antico: δῆμος, démos, “popolo” e κράτος, krátos, “forza”, prima ancora di “potere”, significa “forza del popolo”. Se il popolo s’astiene non esprime forza, non si sente, o se la sente di contare nello Stato. Quindi cede il passo alla nomenclatura ed ai suoi clienti. I pochissimi che si sentono in forza. La parola oligarchia deriva dal greco antico olígoi (ὀλίγοι) = pochi e arché (ἀρχή) = comando/governo; ossia “governo di pochi”. Quindi ha espresso il voto un’oligarchia. Quando calano i votanti recatisi alle urne, e vince il Partito democratico paradossalmente, dato il nome di quel partito, si è in presenza di una deriva oligarchica.