Nomi e cognomi

La sentenza della Corte costituzionale in tema di attribuzione del cognome ai figli è un valido spunto per una (sacrosanta) rivendicazione di cui intendo farmi portatore. Portatore? Vessillifero. Io rivendico il mio diritto di scelta del nome, visto che quello che porto non è stato – appunto – voluto da me ma da altri, a mia insaputa, come se fosse un appartamento nel centro di Roma. Il cognome definisce la gens di origine, ma il nome è mio e me lo voglio attribuire da me. Anzi: voglio poterlo modificare (esempio: da Mauro a Maurino o Mauruccio), cambiare e, se mi va, permutare, ovviamente comunicandolo allo Stato civile.

Perché non posso scambiare il nome con un amico, comprare un nome raffinato, inventarne uno tutto e soltanto mio? Ora che gli argini del Medioevo sono franati, è il momento di completare la conquista della libertà. Io, da domani e nei giorni pari, mi chiamerò Bepe; nei giorni dispari, invece, sarò Gepe. E che Dio – che è Giudice anche dei Giudici – mi assista. A perdonarmi ci penso da me.