Giustizia, sciopero e arrocco

“Non scioperiamo per protestare, ma per essere ascoltati”. Altro che Cgil… questi sono davvero bravi, anzi, bravissimi: riescono a contrabbandare lo strumento di protesta per eccellenza, presentandolo come una sollecitazione al dialogo nell’interesse della Costituzione. Se non fosse che all’evocazione della legalità repubblicana ho fatto l’abitudine, direi che si tratta della mossa del cavallo. Invece è un arrocco, fatto da chi, forse per la prima volta da 70 anni a questa parte, deve prendere atto di non disporre più del potere di veto e prova la sgradevole sensazione dello scacco imminente.

Spero con tutto il cuore che il Parlamento, rispettando gli obblighi che ha verso il Paese, non si faccia impressionare come in passato e dica, almeno una volta, che non esiste alcun monopolio nella lettura della Costituzione, mentre ci sono le attribuzioni, prima fra tutte quella legislativa. Spero, in altre parole, che le cose cambino e che, nel momento del voto, i parlamentari ricordino ciò che è accaduto in questi anni. Ma, soprattutto, spero che se ne ricordi il Popolo sovrano quando, il prossimo 12 giugno, avrà l’occasione di dire come la pensa. Detto ciò, scioperino pure. Anche questo, in fin dei conti, è un diritto costituzionale.