È finito il tempo del “fascismo eterno” italiano

I risultati delle elezioni del 25 settembre hanno anche un indubbio significato culturale oltre che politico. Finisce così – non funziona più, perché bocciata dagli italiani – la fittizia guerra civile culturale e politica fascismo/antifascismo prolungatasi artificiosamente per decenni, con l’agitazione strumentale da parte della sinistra del pericolo di un “fascismo eterno” che non c’era e con la demonizzazione dell’avversario politico di turno, dipinto sempre come un “fascista in pectore”. Anche quando, come Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e infine Giorgia Meloni, non lo era affatto.

Quella guerra culturale ha bloccato per decenni la democrazia italiana, dove ha operato nel Secondo dopoguerra nella forma di una criminalizzazione dell’anticomunismo (anche quello liberal-democratico) e delle forze culturali e politiche tradizionaliste e conservatrici di destra, che trovavano nella tradizione e nel patriottismo dell’interesse nazionale la loro stella polare di riferimento. L’argomentazione pretestuosa fingeva che sia quelle forze culturali e politiche liberali anti-totalitarie, sia quelle conservatrici che difendevano valori come Dio-Patria-Famiglia e l’interesse nazionale, fossero un segno inequivocabile di un inesistente “fascismo” in nuce, in pectore, agitato come “pericolo” sempre “in agguato” e “dietro l’angolo”. L’esistenza di un presunto “pericolo democratico” che sarebbe implicita nelle posizioni liberal-conservatrici anticomuniste e patriottiche fu teorizzata da Umberto Eco nel suo libretto “Il fascismo eterno” ed è stata praticata strumentalmente per decenni dalla sinistra comunista e post-comunista, per impedire una vera e stabile democrazia dell’alternanza.

Da domenica quella pregiudiziale non funziona più. E l’Italia può diventare finalmente una democrazia compiuta con un polo liberal-conservatore di destra e un polo di sinistra sedicente “progressista”. Può diventare un Paese normale di tipo europeo. Ma solo se la sinistra rinuncerà, finalmente, a usare ancora – e come sempre strumentalmente – la favola brutta del “fascismo eterno” italiano e si adatterà, come tutti gli altri partiti, a dotarsi di un vero programma politico-sociale, al di là di ambigue proposte come i “10mila euro ai 18enni” o come il “Ddl Zan” e simili.