L’operazione militare americana in Venezuela che ha portato all’arresto di Nicolás Maduro è un fatto preoccupante sia per gli scenari politici che ne discenderanno, sia per questioni di diritto internazionale. Da un punto di vista prettamente geopolitico si tratta di una naturale risposta militare ed economica allo strapotere militare russo ed economico cinese, oltre che essere un chiaro avvertimento politico al mondo orientale. È un fatto comprensibile anche se non è detto che tutto ciò che possiamo comprendere sia giusto.
Sta di fatto che, dopo l’aggressione a Saddam Hussein, dopo quella a Gheddafi, dopo tutte le aggressioni ai danni di legittimi Stati fatte nel secolo scorso da potenze straniere e salutate con giubilo dalla sinistra, Maurizio Landini si straccia le vesti proprio per Maduro e sente l’esigenza di fare la millemillesima manifestazione per la libertà. Tralasciamo per carità di Patria (e per non essere triviali) ogni considerazione su come si possa accostare il termine democrazia alla figura di un dittatore e tralasciamo i meccanismi con cui questa democrazia si sia declinata in Venezuela.
Ciò che invece stupisce veramente è quanto accaduto a Genova nella sfilata di anime buone e belle targate Cgil. Un gruppo di Venezuelani – che hanno assaggiato nelle ossa lo spirito democratico di Maduro tanto difeso dalla sinistra – ha eccepito ai manifestanti un atteggiamento ideologico e non legato alla reale situazione ricevendo in cambio insulti, aggressioni e minacce di violenza fisica. Il tutto – tra gli altri – ad opera di un tal Aimone Spinola, le cui gesta sono facilmente reperibili in rete unitamente al suo pensiero politico.
Sembrava quasi di sentire gli ideologi comunisti degli anni Settanta davanti alle fabbriche, quelli che erano figli di papà ma volevano ugualmente insegnare agli operari la lotta di classe e il proletariato. Gente a cui probabilmente la classe operaia faceva talmente schifo da pretendere di guidarla come un utile gregge di pecore. E così il nostro Aimone odia a tal punto il fascista Trump, odia a tal punto l’Occidente, odia a tal punto chi si mette sulla strada dei Kompagni da voler insegnare il Venezuela ai Venezuelani.
A questa gente il Venezuela ed i Venezuelani non interessano se non come utile manganello da agitare per fare opposizione domestica ed internazionale o come bandierina rossa da mettere sulla cartina geografica. Diciamo che, con un differente approccio, lo ha fatto anche Landini dimostrando in questo modo l’ipocrisia ideologica di un comunismo che ha smesso da tempo di guardare la realtà e ha scelto di difendere l’idea prima di tutto. Per loro il problema non è Maduro, non sono i desaparecidos, non sono i venezuelani costretti a fuggire per non subire violenza dal regime. Il problema è che a colpire il regime sia stato un governo nemico. Non conta cosa è stato fatto, ma chi lo ha fatto.
Questa non è analisi, ma paccottiglia imputridita che parla di diritti solo quando sono strumentali alla narrazione rossa. Un po’ come la manfrina sulla violenza: è pericolosa quella fascista ma non quella di Aimone Spinola contro i Venezuelani a Genova. Quella è giustificata da un fine superiore antimperialista, antiamericano, internazionalsocialista e quindi buono per definizione. Un becero relativismo che non guarda in faccia a niente e a nessuno. In tutto questo il Venezuela è solo sullo sfondo, un arnese che entra nel magazzino delle cose alla bisogna buone per fare casino insieme ai diritti civili, all’immigrazione, al pericolo fascista.
Aggiornato il 09 gennaio 2026 alle ore 10:25
