Non solo Quirinale: il progetto moderato per il post-bipolarismo

L’idea che il dialogo tra Marina Berlusconi, pezzi del Pd, mondi centristi e alcune aree della Lega sia soltanto un ragionamento di lungo periodo sul Quirinale rischia di essere una lettura superficiale. Lo snodo cruciale, in realtà, è molto più vicino di quanto si dica: le prossime elezioni politiche. Ed è lì che si sta aprendo la faglia destinata a ridisegnare gli assetti politici del Paese.

Da mesi la politica italiana vive una contraddizione evidente. Da un lato, il governo guidato da Giorgia Meloni mantiene una forte centralità, favorita anche dall’assenza di un’alternativa compatta. Dall’altro, all’interno della maggioranza crescono differenze strategiche sempre meno occultabili: il rapporto con gli alleati, i diritti civili, il fine vita, l’autonomia regionale, la gestione dei conti pubblici. Differenze che non rappresentano semplici sfumature, ma visioni divergenti del futuro del centrodestra.

È proprio in questo quadro che va letta la postura di Marina Berlusconi. Non come una discesa in campo tradizionale, né come un’operazione nostalgica di restaurazione berlusconiana. Piuttosto, come il tentativo di costruire un’area di stabilizzazione del sistema politico italiano nel momento in cui l’attuale schema bipolare potrebbe entrare in crisi.

Il punto decisivo è la legge elettorale. Se si votasse con l’attuale impianto e se i rapporti di forza restassero quelli fotografati dagli ultimi sondaggi, il rischio concreto sarebbe quello di un Parlamento senza vincitori né vinti: un sostanziale pareggio tra centrodestra e centrosinistra. Una situazione che trasformerebbe il giorno dopo il voto in una gigantesca trattativa permanente.

Ed è proprio di fronte a scenari simili che potrebbero aprirsi spazi per la formazione di nuove maggioranze.

Forza Italia, orfana del carisma irripetibile di Silvio Berlusconi, sa perfettamente che la propria sopravvivenza politica non può dipendere soltanto dalla fedeltà all’attuale coalizione. Il partito fondato dal Cavaliere è chiamato a diventare qualcosa di diverso: il perno moderato capace di dialogare con mondi alternativi. Un partito-ponte: europeista, garantista, pragmatico e soprattutto decisivo nei numeri.

Per questo i contatti con settori del Pd e dell’area centrista non rappresentano un’anomalia. Sono, piuttosto, una forma di preparazione. Non in vista di un ribaltone di palazzo, ma di uno scenario di necessità politica. Se il bipolarismo classico non riuscirà a garantire governabilità, qualcuno dovrà costruire un asse di responsabilità nazionale.

In questo mosaico assume un significato particolare anche la ritrovata sintonia tra Marina Berlusconi e Luca Zaia. L’ex governatore veneto rappresenta tutto ciò che una parte del mondo moderato considera compatibile con una futura area centrista: pragmatismo, linguaggio meno identitario, attenzione ai diritti individuali senza estremismi ideologici. Le recenti aperture sul fine vita e sui diritti civili ne sono la prova. E non è un caso che proprio attorno a questi temi si stia sviluppando il dialogo.

Un altro nodo cruciale è quello della governabilità.

Una parte dell’establishment economico italiano teme che il Paese possa entrare in una stagione di instabilità cronica: maggioranze fragili, tensioni con Bruxelles, isolamento internazionale, difficoltà nella gestione del debito pubblico. In questo contesto, la nascita di una grande area moderata trasversale non verrebbe percepita come un “tradimento” degli elettori, bensì come una necessità sistemica.

Naturalmente il progetto presenta rischi enormi. Un’operazione percepita come “di palazzo” potrebbe alimentare ulteriormente l’antipolitica militante. Inoltre, né il Pd né la Lega possono permettersi di apparire subalterni a una regia berlusconiana. Ma quando i sistemi politici entrano in una fase fluida, le identità diventano meno rigide di quanto raccontino le dichiarazioni ufficiali.

Per questo il vero banco di prova non sarà la corsa al Colle del 2029. Quella potrebbe essere, semmai, una conseguenza. La partita decisiva si giocherà molto prima: nel momento in cui il prossimo risultato elettorale renderà impossibile governare con gli schemi attuali.

Ed è lì che capiremo davvero se il quadro evocato oggi sarà stato soltanto uno dei tanti retroscena giornalistici oppure il primo vero atto di una nuova stagione politica.

Aggiornato il 14 maggio 2026 alle ore 09:48