Non ci sono più gli scienziati di una volta

Sassolini di Lehner

Non sono un forsennato anti-americano, anzi adoro Anne Bancroft, Joe Di Maggio, Frank Sinatra, Dean Martin. Mi appassiona addirittura il virile football con pallone ovale. Peccato per Robert De Niro, bravissimo attore, sia pure con una sola espressione, che, purtroppo, arranca perennemente in stato confusionale ideologico, come un qualsiasi ridicolo miliardario sedicente fautore di tutto il potere al proletariato. Mi è simpatico, per giunta, l’originalissimo furbacchione Donald Trump, che l’intollerante De Niro vorrebbe picchiare a pugni chiusi. Temo che l’attore mono mimica abbia subito l’influenza negativa di qualche extravagante docente d’avanguardia. Da noi, vige una cattiva stampa sui nostri atenei, ma al di là dell’Atlantico c’è, talvolta, di peggio. Certe università statunitensi, specie le più elitarie e selettive, denotano spesso resilienti patologie croniche, tipo quelle circolari e biosostenibili dei mentecatti presuntuosi. Succede che scoprano l’acqua calda e rivendano come successi della loro scientificità l’individuazione dei benefici di erbe o di alimenti, che la preziosa cultura contadina conobbe e divulgò già secoli fa. Sono arrivati nel 2026 alla malva, i cui decotti anti-tosse mia nonna, su consiglio della bisnonna, mi faceva ingugitare nel 1947.

Eppure, uno studente per quanto bravo che volesse essere ammesso nell’ateneo di Stanford avrebbe, stando alle statistiche, meno del 4 per cento di possibilità. Però, se respinto potrebbe dirsi fortunato, visti gli insegnanti di questa famosa (o, meglio, famigerata) università americana. Per i docenti, infatti, il percorso sembra assai più agevole. La cattedra si ottiene facilmente, a condizione di accertati gravi disturbi mentali e dimostrate magistrali capacità di diseducazione e di pedagogia traviata e deviante, peggio della massoneria deviata calabrese. Per la nomina a rettore c’è da supporre che serva qualcosa di più eclatante, tipo decenni trascorsi con la nomea di scemo del villaggio a chilometri zero. Per mettere a fuoco quanto s’impara a matula in quel di Stanford, basta esaminare il caso del primatologo Robert Sapolsky.

Secondo il demente plurilaureato, l’uomo, non disponendo di libero arbitrio, non sceglie la cosa da fare, tuttavia, un retromotore lo induce a farla. Tutte le azioni umane sarebbero, infatti, predeterminate dal patrimonio neuronale sedimentato nel tempo. Insomma, il bipede dal volto umano agirebbe sempre a sua insaputa. Di conseguenza, nessuno di noi sarebbe responsabile e, tantomeno, dovrebbe essere redarguito o punito. Se offende, diffama, calunnia, mente, ruba, rapina, violenta donne e bambini, ferisce, uccide, codesto Mr. Hyde non ne dovrebbe rispondere. Tutti innocenti, dunque, pure il pedofilo strangolatore, lo stragista e il serial killer, essendo incapaci di intendere e di volere. Il carcere, perciò, andrebbe abolito e così anche i Nobel o gli Oscar, dato che nessuno sarebbe meritevole di castigo o di riconoscimenti. Geni, eroi, artisti? Tutte bufale come quel buono a nulla di Michelangelo Buonarroti che tinteggiò la Cappella Sistina, senza averne la minima intenzione. Il pennello gli scappò di mano e pitturò, mentre il sedicente artista dormiva.

Niccolò Copernico sconosceva l'astronomia e non sollevò mai gli occhi al cielo. Fu la forza biologica sconosciuta, mica il polacco kɔˈpɛrɲik, a sputtanare quel somaro, anch’egli inconsapevole, di Tolomeo, teorizzando il sistema eliocentrico. Gli stessi Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi, uniti da amore e morte, annodati da Eros e Thanatos, incontrandosi in quel di Verona non si sarebbero riconosciuti, essendo la loro una liaison dangereuse et ignorante. Enrico Toti non volle lanciare la stampella, che partì da sola come i proiettili di Capodanno presso la Pro Loco di Rosazza (Biella). Pietro Micca, in atto di far saltare in aria la galleria. non salvò il vicino, avvisandolo. I fonemi fraterni sortirono involontari dalla sua bocca, anzi Pietro credette che: “Alzati, vai e salvati, che sei più lungo di una giornata senza pane” fosse soltanto uno sbadiglio prolungato.

Un biologo più equilibrato, l'indimenticabile Jacques Monod (Il caso e la necessità, Milano, Mondadori, 1971) colse il finalismo inconsapevole, quello della riproduzione della specie, motore financo della poesia, delle arti, della letteratura, della scienza, della religione. Insomma, seme maschile e triangolo di Venere, spiegava Monod, sarebbero i due registi anche delle più nobili attività e delle più ingegnose scoperte. Tuttavia, il maestro francese non negò mai il libero arbitrio, anzi lo esaltava, giacché il poeta, sospinto inconsciamente dalla fregola riproduttiva, sceglie di continuo rime e metrica, per ascendere al bello. Drudo a sua insaputa, ma artista volitivo, padrone di sé e deciso alla meta estetica. L’epigono di Jacques in cattedra a Stanford non rende onore al maestro. Robert viene nell’universo mondo osannato come “neuroscienziato”, dove il prefisso spiegherebbe da dove proviene. A meno che il professore, cassando il libero arbitrio, definito illusorio, attraverso il tana libera tutti non abbia voluto giustificare qualche suo riprovevole vizietto, magari da ergastolo. In tal caso, mi scuso con la santissima aristocratica Stanford; e soprattutto con Sapolsky, per averlo etichettato come pazzo più di un mulo, essendo soltanto un cosmico paraculo.

Aggiornato il 15 luglio 2026 alle ore 09:43