In una democrazia liberale c’è un principio che non può essere negoziato, ossia la sovranità dello Stato e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. In ragione di ciò, ogni notizia relativa alla nascita (come è accaduto a Padova) di organismi presentati come “tribunali islamici” (luoghi deputati a dirimere le contese tra musulmani secondo la Shari’a) andrebbe valutata con estremo rigore.
In Italia, come in tutte le democrazie occidentali, nessuna autorità religiosa può sostituirsi alla magistratura dello Stato. Sia detto per maggiore chiarezza. Il problema non riguarda l’esistenza di una specifica fede religiosa, né il diritto dei credenti di organizzarsi, discutere e pregare. La libertà di culto rappresenta uno dei cardini fondamentali dei sistemi liberaldemocratici. Ma quella stessa libertà non può trasformarsi nella costruzione di ordinamenti paralleli sottratti alle garanzie comuni.
In gioco vi è un pilastro portante della civiltà occidentale: l’affermazione della legge sull’arbitrio, la preminenza della cittadinanza sulle appartenenze particolari, il primato dello Stato di diritto sulla segmentazione dell’autorità. A coloro che propongono modelli separati di composizione delle controversie tra correligionari non si può rispondere invocando, in nome di un malinteso principio d’inclusione, tolleranza e comprensione. Nella fattispecie, si commetterebbe un grave errore dalle conseguenze disastrose per la tenuta della nostra democrazia. Le associazioni religiose sono libere di esistere, i cittadini sono liberi di credere, le comunità possono dialogare e mediare. Ma il potere di assumere decisioni con effetti giuridici spetta alle istituzioni previste dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica.
Il punto centrale è che nei Paesi dell’Occidente democratico lo Stato (a differenza di quanto accade nel mondo islamico) è una entità differente e separata dalle confessioni religiose. La religione appartiene alla coscienza individuale, mentre la legge disciplina la convivenza civile.
La democrazia liberale si connota per essere multiculturale, plurale e rispettosa di fedi diverse, ma non può consentire che esistano sovranità concorrenti. Rinunciare alla laicità dello Stato, all’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, all’unicità della sovranità statale, significherebbe negare i princìpi su cui si fonda ogni autentica democrazia.
Difendere questi valori non è un’opzione politica, ma un dovere inderogabile dello Stato.
Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 09:47
