Smettiamola di negare,   l’Islam è un problema

Una coalizione militare, guidata dagli Stati Uniti, sta bombardando le forze dello Stato islamico in Iraq e in Siria. Molte nazioni europee, come il Regno Unito, la Francia, i Paesi Bassi e altri partecipano a questa offensiva. Lo Stato islamico, però, non è solo una minaccia per il Medio Oriente, ma anche per i nostri paesi. La presenza nelle file del gruppo terroristico di centinaia di musulmani nati in Occidente, con passaporti occidentali, è un enorme rischio per la sicurezza interna. Che ci piaccia o no, la guerra è arrivata anche nelle nostre strade.

E che ci piaccia o meno, l’Islam ha qualcosa a che fare con questo. “Nessuna religione giustifica l’uccisione di innocenti”, ha detto di recente il presidente Obama. E David Cameron ha aggiunto in merito ai terroristi dello Stato islamico: “Dicono di fare questo in nome dell’Islam. È assurdo, l’Islam è una religione di pace. Non sono musulmani ma mostri”.

La cosa triste è che, pur essendo in effetti dei mostri, sono anche musulmani. Non importa cosa dicono Obama e Cameron, lo Stato islamico e gli altri gruppi terroristici traggono ispirazione dai versetti coranici come la Sura 47,4 che così recita: “Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente”.

Anche se la maggioranza dei musulmani è moderata, migliaia di civili innocenti in tutto l’Occidente sono rimasti vittime dei terroristi ispirati dall’Islam. L’11 settembre 2001, Mohamed Atta e i suoi complici dirottarono due aerei facendoli schiantare contro le Torri gemelle di New York. Nel marzo 2004, Jamal Zougam, un cittadino spagnolo di origine marocchina e i suoi amici furono gli autori degli attentati dinamitardi contro quattro treni carichi di pendolari a Madrid. Nel novembre 2004, ad Amsterdam, Mohammed Bouyeri, un olandese di origine marocchina, tagliò la gola del critico dell’Islam Theo van Gogh. Nel luglio 2005, Hasib Hussain e altri tre attentatori suicidi britannici uccisero 52 civili nella metropolitana e su un bus di Londra. Nel marzo 2012, Mohammed Merah, un francese di origine algerina, uccise un rabbino e tre bambini davanti a una scuola di Tolosa. Nell’aprile 2013, i fratelli ceceni Tamerian e Dzhokhar Tsarnaev, provocarono la morte di tre spettatori della maratona di Boston con due bombe costruite con delle pentole a pressione. Nel maggio 2013, Michael Adebolayo, un cittadino britannico di origine nigeriana, decapitò il soldato Lee Rigby nelle strade di Londra. Nel maggio scorso, Mehdi Nemmouche, un cittadino francese di origine algerina, assassinò quattro persone nel Museo ebraico di Bruxelles.

Atta, Zougam, Bouyeri, Hussain, Merah, Tsarnaev, Adebolayo, Nemmouche erano tutti musulmani, e la maggior parte di loro con passaporto occidentale. È pericoloso negare la realtà perché è sconfortante. Bombardare lo Stato islamico in Siria e in Iraq, rifiutando di vedere i problemi a casa, avrà delle conseguenze disastrose.

Si discute molto sul sostegno espresso dalle popolazioni musulmane residenti in Occidente allo Stato islamico e alle organizzazioni simili che muovono jihad e mirano a imporre la Sharia – la legge islamica – nelle nostre società. Un sondaggio condotto lo scorso luglio dall’ICM Research ha rilevato che il 16 per cento degli abitanti della Francia e il 7 per cento dei britannici vedono di buon grado lo Stato islamico. Nel maggio 2013, un sondaggio realizzato dall’Ahmed Ait Moha of Motivation, un istituto di ricerca di Amsterdam, ha mostrato che il 73 per cento dei musulmani olandesi ritiene che i musulmani nederlandesi che combattano in Siria siano degli eroi, rispetto a solo il 3 per cento degli olandesi autoctoni. Lo scorso dicembre, un sondaggio lanciato dal professor Ruud Koopmans della Humboldt Universität di Berlino ha rivelato che oltre il 45 per cento dei musulmani tedeschi e il 70 per cento dei musulmani olandesi ritengono che i precetti religiosi dell’Islam siano più importanti delle leggi laiche del paese in cui vivono.

Ogni giorno, riesco ad avvertire la fredda ombra dell’Islam. Il prossimo mese di novembre saranno esattamente dieci anni che vivo 24 ore su 24 sotto la protezione della polizia. Dovunque io vada, i poliziotti armati mi seguono per proteggermi dai gruppi islamici che hanno giurato di uccidermi perché a mio avviso l’Islam non è una religione di pace. Oggi, dieci anni dopo, lo Stato islamico ha annunciato che ogni cittadino occidentale è un bersaglio.

Per sconfiggere l’Isis si dovrebbe fare più che bombardare le sue roccaforti in Medio Oriente: non dovremmo più chiudere un occhio sulla natura violenta dell’Islam. Dovremmo esigere che chi si stabilisce nei nostri paesi metta da parte i valori incompatibili con i nostri.

La settimana scorsa ho proposto al Parlamento olandese di far prestare giuramento a tutti gli islamici che vogliono far parte della nostra società. Nel giuramento essi devono prendere esplicitamente le distanze dalla Sharia e dai versetti del Corano che incitano alla violenza. Chi si oppone a farlo non è più bene accetto e dovrebbe lasciare subito il paese. Questa misura ci costringe a vedere la realtà che Obama, Cameron e altri leader occidentali si rifiutano di vedere, ossia che esiste un enorme problema – anche nei nostri paesi – causato dalle violente esortazioni dell’Islam.

Solo quando affronteremo questa verità saremo in grado di vincere questa guerra in cui ci troviamo.

Traduzione a cura di Angelita La Spada

(*) Gatestone Institute