Bilancio sui rapporti   tra Europa ed Iran

Si è tenuta qualche giorno fa, alla vigilia della Giornata mondiale dedicata ai diritti umani, una conferenza presso il Parlamento europeo con obiettivo il tentativo di ragionare sullo stato dei rapporti diplomatici, commerciali e di diritto tra Unione europea e Iran.

La conferenza si è svolta per iniziativa dell’Intergruppo parlamentare europeo “Amici per un Iran Libero”, che vede il supporto di circa 300 parlamentari europei di vari schieramenti e diversi gruppi politici. La relatrice principale è stata Maryam Rajavi, leader del Consiglio nazionale della Resistenza Iraniana accompagnata dall’ambasciatore, già ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi e dalla esule iraniana Shabnam Madadzadeh, ventinovenne, che dopo aver trascorso cinque anni nelle carceri del regime è riuscita a fuggire dall’Iran. La conferenza ha riconfermato la strage di diritto e di dignità in corso nel Paese sciita esortando l’Alto rappresentante dell’Unione europea, Federica Mogherini e gli Stati membri a riguardare e a riflettere sulle condizioni dei futuri rapporti e accordi con la Repubblica Islamica dell’Iran.

I partecipanti alla conferenza hanno ribadito il loro sdegno alla prosecuzione delle esecuzioni capitali in Iran, chiedendo ad alta voce la cessazione delle persecuzioni politiche, religiose e sociali nel Paese. Un appello sostenuto anche dai dati raccolti da numerose Organizzazioni non governative, come Iran Human Rights, che in occasione del 10 dicembre ha rilasciato un nuovo appello in cui si chiede il rilascio di numerosi giornalisti, blogger, difensori dei diritti umani, artisti, avvocati, sindacalisti e il rispetto per minoranze etniche e religiose.

Dal 23 novembre 2016 è in carcere il giovane cineasta di origini curde Keywan Karimi. Nella prigione di Evin, a Teheran, dovrà scontare la sentenza definitiva, emessa il 21 febbraio dalla Corte d’appello, a un anno di detenzione e 223 frustate, incriminato per il suo cinema impegnato e per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione. I fratelli Rajabian, il musicista Mehdi e il regista Hossein, stanno scontando una condanna a tre anni detenzione, giudicati colpevoli nell’aprile del 2015 di “aver offeso le figure sacre dell’Islam” e di “attività audiovisive illegali”. Sono in carcere dal 4 giugno del 2016. Durissima e confermata in appello la sentenza contro Narges Mohammadi, 44 anni, una delle più importanti attiviste per i diritti civili in Iran: la donna è stata condannata a 16 anni di detenzione. Avvocatessa e vicedirettore dell’associazione Centro per i difensori dei Diritti umani (messa al bando), nonché uno dei fondatori del gruppo Passo dopo passo per fermare la pena di morte (Legam), Mohammadi è nuovamente in carcere dal 5 maggio 2015, accusata di crimini contro la sicurezza nazionale: propaganda contro il sistema, assemblea e collusione contro la sicurezza nazionale e creazione del gruppo Legam, ritenuto ‘illegale e contro la sicurezza’. Nella prigione di Evin a Teheran si trova dal 26 novembre 2016 anche la giovane attivista Atena Daemi, 29 anni, arrestata nella sua abitazione da agenti della Guardia Rivoluzionaria”.

Nonostante gli accordi sul nucleare di Vienna, l’abolizione delle sanzioni e un nuovo clima di dialogo e distensione nei rapporti internazionali, la Repubblica Islamica dell’Iran continua ad essere una delle peggiori prigioni al mondo per coloro che sono in dissidenza con il potere centrale. Recentemente, anche “Nessuno tocchi Caino” aveva posto l’attenzione sulla violazione dei diritti umani e la pena capitale in corso in Iran con un nuovo appello alla Mogherini, perché ponga “la questione della pena di morte e più in generale del rispetto dei Diritti umani al centro di incontri, relazioni, intese, piani di aiuto e sviluppo, anche economici e commerciali, con la Repubblica Islamica dell’Iran”.

L’appello, sostenuto da numerosi intellettuali tra cui Liliana Cavani, Erri De Luca, Roberta Mazzoni, Francesco Patierno, Marco Risi, Susanna Tamaro, Sandro Veronesi e Marco Vichi, è stato presentato, insieme al nuovo Rapporto sulla pena di morte in Iran, in occasione del seminario “Business Italia-Iran: un’analisi costi benefici” patrocinato da United Against Nuclear in Iran (Uani) che si è svolto il 22 novembre presso il Senato della Repubblica Italiana con la partecipazione di Giulio Terzi, Lucio Malan, Daniele Capezzone, Antonio Stango, Enrico Vandini e altri attivisti e deputati impegnati nel rispetto della legalità internazionale e umanitaria. Dal Rapporto di “Nessuno tocchi Caino” emerge infatti che almeno 2.691 prigionieri sono stati giustiziati in Iran dall’inizio della presidenza di Rouhani (tra il primo luglio del 2013 e il 13 novembre del 2016). Dura la reazione anche dell’ambasciatore Terzi, che nel corso della conferenza presso il Parlamento europeo ha sottolineato che “tutti gli accordi commerciali o di cooperazione con l’Iran devono includere una clausola sui diritti umani che preveda i diritti umani al centro delle relazioni di Teheran con l’Ue”.

Tutti i deputati europei presenti alla conferenza hanno sottolineato che l’Unione europea non può chiudere gli occhi sulla violazione in corso dei diritti fondamentali dell’individuo in Iran in cambio di affari: “Non abbiamo sentito la signora Mogherini condannare le terribili violazioni dei diritti umani in Iran. Uno Stato che non rispetta la dignità umana difficilmente può divenire un partner di fiducia”.

(*) Componente del Comitato centrale della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo