Casa Bianca: iniziativa<br />contro l’Islam radicale

Chi è il nemico? È da più di 15 anni che ce lo chiediamo e questo interrogativo di fondo ancora rimbalza ovunque. Le risposte che ricorrono spesso sono: malfattori, estremisti violenti, terroristi, musulmani e islamisti.

Un esempio di come non rispondere a questa domanda è offerto dalla decisione dell’Amministrazione Obama di organizzare nel 2010 un gruppo di lavoro per contrastare l’estremismo violento (Cve) i cui partecipanti hanno sfornato chicche del tipo: “Il jihad come guerra santa è un’invenzione europea”, “il ritorno del califfato è ‘inevitabile’”, “la Sharia (la legge islamica) è fraintesa” e “il terrorismo islamico è una contraddizione in termini (...) perché il terrorismo non è islamico per definizione”. Risultato? Il gruppo ha elaborato una propaganda utile al nemico (senza nome).

Al contrario, Donald Trump, nell’agosto 2016, durante la sua campagna presidenziale, ha tenuto un discorso incisivo su come, una volta diventato presidente, egli avrebbe “reso l’America di nuovo sicura”. E si è impegnato affinché “uno dei (suoi) primi atti da presidente sarà quello di stabilire una commissione sull’Islam radicale”. Da notare che Trump ha detto Islam radicale, e non ha usato un eufemismo come estremismo violento.

L’obiettivo di questa commissione, egli ha asserito, “sarà quello di identificare e spiegare al pubblico americano le convinzioni principali e il credo dell’Islam radicale, per identificare i segnali di radicalizzazione e mettere a nudo i network nella nostra società che sostengono la radicalizzazione”. La commissione “includerà anche voci riformatrici della comunità musulmana” con l’obiettivo di “mettere a punto nuove procedure per le forze dell’ordine, gli investigatori federali e gli addetti al controllo dell’immigrazione”.

Il 2 febbraio, l’agenzia Reuters ha riportato che, in linea con la dichiarazione del mese di agosto, l’Amministrazione Trump “desidera riorganizzare e rinominare” le attività del vecchio Cve di Obama concentrandosi esclusivamente sull’islamismo. Emblematico di questo cambiamento è il fatto che l’espressione “contrastare l’estremismo violento” sarà sostituita da “contrastare l’estremismo islamico radicale” (o un’espressione simile).

Per sfruttare al meglio questa opportunità storica, il Middle East Forum ha elaborato un piano dettagliato per una commissione della Casa Bianca sull’Islam radicale. Qui di seguito una sintesi di come a nostro avviso la commissione dovrebbe operare e dell’impatto che dovrebbe avere.

Struttura. Per ottenere risultati positivi, tutti i suoi membri devono essere scelti dal presidente. Sono troppe le commissioni con programmi e ideologie contrastanti, che sfornano rapporti auto-contraddittori considerati insoddisfacenti dall’Amministrazione e per questo scartati. Inoltre, traendo insegnamento dalle lotte della commissione Tower, i cui poteri erano irrisori, e dal precedente costituito dalla commissione [nominata per indagare sull’incidente nucleare) di Three Mile Island, che disponeva di poteri sufficienti, la commissione dovrà essere investita del potere di richiedere documenti come prova, esigere testimonianze e concedere l’immunità.

Personale. La commissione dovrebbe essere costituita da esperti sulla violenza politica e l’Islam radicale, così come da funzionari pubblici, rappresentanti delle forze dell’ordine, dell’esercito, dell’intelligence e diplomatici, esperti di tecnologia, riformatori musulmani (come richiesto dal presidente) e vittime dell’Islam radicale. Essa dovrebbe anche avere contatti con coloro che avranno il compito di attuare le sue raccomandazioni: i segretari di Stato, della Difesa e della Sicurezza interna, il ministro della Giustizia e il direttore della Cia.

Mandato. L’Amministrazione dovrà concentrarsi sull’impegno di Trump volto a spiegare le convinzioni fondamentali degli islamisti (vale a dire, la piena e rigorosa applicazione della Sharia), mostrare le loro reti e sviluppare nuove procedure per le forze dell’ordine. Inoltre, si dovrebbe cercare di sapere da dove gli islamisti ottengono le loro risorse e come bloccarle; capire come fare a negare loro l’accesso a Internet; proporre cambiamenti alle procedure sull’immigrazione e valutare in che modo il politicamente corretto impedisce una valutazione onesta dell’Islam radicale.

Attuazione. Perché il suo operato sia rilevante, la commissione deve coordinarsi con le agenzie federali per raccogliere dati ed elaborare raccomandazioni, ordini esecutivi e progetti di legge, fornire documenti probanti, formulare richieste di proposte, redigere note rivolte alle amministrazioni locali e statali, proporre il personale ed elaborare bilanci. Infine, la commissione deve essere pronta al fatto che i suoi rapporti possano essere utilizzati come prove nei procedimenti penali, come è successo più volte in passato (ad esempio, le commissioni Warren, Rogers e Tower).

L’obiettivo principale della commissione della Casa Bianca sull’Islam radicale deve essere quello di consentire al popolo americano di capire la natura del nemico, come esso possa essere sconfitto e in che modo conseguire questo obiettivo. Forse questo è il punto di partenza di un processo tanto a lungo procrastinato volto a vincere una guerra che dura ormai da troppo tempo. Gli Stati Uniti hanno tutti i vantaggi economici e militari; gli mancano solo una politica e una strategia, che la nuova Amministrazione, grazie a un’eccellente commissione, può finalmente fornire.

(*) Traduzione a cura di Angelita La Spada