Una vittoria palestinese sul Monte del Tempio

Fatah, il partito del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, ha annunciato sabato scorso che la “campagna per Gerusalemme è di fatto iniziata e non si fermerà fino alla vittoria palestinese e alla liberazione dei luoghi sacri dall’occupazione israeliana”. Fatah ha chiesto la rimozione dei metal detector e di altri dispositivi di sicurezza dall’ingresso al Monte del Tempio, dove si trova la Moschea di al-Aqsa. Il 14 luglio, due poliziotti sono stati uccisi da tre terroristi che avevano nascosto le loro armi all’interno della moschea.

La dichiarazione di Fatah è illogica e ipocrita. Nei Paesi a maggioranza musulmana, molte moschee utilizzano la stessa tecnologia di sicurezza per proteggere i fedeli, i turisti e la polizia. Eppure, Abbas è riuscito a costringere il governo israeliano a rimuovere i metal detector. Lo ha fatto spostando l’attenzione dall’uccisione dei poliziotti e alimentando i timori di un conflitto religioso con enormi ripercussioni.

La crisi del Monte del Tempio pone l’accento con eccezionale chiarezza su tre fattori che spiegano per quale motivo l’80 per cento dei palestinesi crede di poter eliminare lo Stato ebraico. Tali fattori sono: la dottrina islamica, gli aiuti internazionali e la riluttanza israeliana. L’Islam reca con sé l’aspettativa che ogni terra un tempo posta sotto il controllo musulmano debba inevitabilmente essere riconquistata. Questa idea è ricorrente. Si pensi al sogno di Osama bin Laden di resuscitare l’Andalusia (al-Andalus) e le speranze del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di riacquistare influenza sui Balcani. I palestinesi manifestano ripetutamente la convinzione che lo Stato di Israele crollerà entro pochi decenni.

Uno scontro riguardo al Monte del Tempio entusiasma le aspettative perché va ben oltre la popolazione locale accendendo gli animi di molti del miliardo e seicento milioni di musulmani presenti nel mondo. I leader musulmani più in vista e le più importanti istituzioni islamiche hanno appoggiato a stragrande maggioranza la presa di posizione di Fatah in merito ai dispositivi di sicurezza sul Monte del Tempio. Le voci islamiche fuori dal coro propalestinese sono rare. I palestinesi si rallegrano del loro ruolo, che è come la punta di un’enorme lancia.

Le illusioni palestinesi potrebbero godere di un considerevole appoggio internazionale. L’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura approva sistematicamente risoluzioni critiche nei confronti di Israele. La Columbia University ospita una cosa che si chiama Centro per gli studi palestinesi. Grandi aziende come Google e organi di informazione come la British Broadcasting Corp. fingono che esista un Paese chiamato Palestina. Gli aiuti stranieri hanno creato una pseudo-economia palestinese che nel 2016 ha registrato un fenomenale tasso di crescita del 4,1 per cento.

Nella crisi del Monte del Tempio, il governo americano, gli europei e pressoché tutti gli altri si sono schierati a favore della richiesta di rimozione dei metal detector, delle telecamere a tecnologia avanzata o di ogni altro dispositivo preposto a prevenire attacchi jihadisti. Il Quartetto sul Medio Oriente ha accolto positivamente “le assicurazioni del premier israeliano che lo status quo nei luoghi sacri di Gerusalemme sarà mantenuto e rispettato”. Con questo tipo di sostegno quasi unanime, i palestinesi possono facilmente immaginarsi più forti dello Stato ebraico.

I servizi di sicurezza israeliani evitano di prendere provvedimenti che possano infastidire i palestinesi. Questo approccio soft non deriva da un ingenuo idealismo, ma da una visione assai negativa dei palestinesi, considerati come degli incorreggibili facinorosi. Di conseguenza, la polizia, le agenzie di intelligence e l’esercito concordano su tutto ciò che garantisca la calma, respingendo qualsiasi iniziativa che privi i palestinesi dei finanziamenti, che li punisca più severamente o violi le loro numerose prerogative.

L’establishment della sicurezza di Israele sa che l’Autorità palestinese continuerà a incitare e ad approvare le uccisioni proprio come cerca di delegittimare e isolare lo Stato di Israele. Ma questi servizi di sicurezza preferiscono decisamente affrontare tali problemi anziché punire Abbas, ridurre la sua posizione e rischiare lo scoppio di un’altra intifada. Il crollo dell’Ap e la ripresa di un controllo diretto israeliano sono l’incubo dei servizi di sicurezza. Abbas lo sa e il fiasco di questa settimana dimostra che non ha paura di sfruttare i timori israeliani per perseguire il suo sogno di svilire e alla fine eliminare lo Stato ebraico.

(*) Traduzione a cura di Angelita La Spada