Venezuela, protesta in Bolivar per la “megatruffa elettorale”

Il candidato dell’opposizione Andrés Velazquez ha convocato una protesta davanti alla sede del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) a Ciudad Bolivar, dopo che l’authority elettorale ha annunciato che il suo avversario chavista, Justo Noguera, sarebbe stato eletto governatore della regione di Bolivar nelle elezioni di domenica scorsa, con un vantaggio di poco meno di 1.500 voti. Secondo i dati pubblicati la notte scorsa dal Cne sul suo sito web, Noguera avrebbe vinto l’elezione con 276.655 voti, contro i 275.184 di Velazquez, con un tasso di astensione del 42,04 per cento degli aventi diritto. Velazquez, però, ha denunciato una “megatruffa” del governo nei comizi di domenica, e ha dichiarato che dispone dei documenti che provano che è stato eletto governatore dello Stato, nel Sudest del Venezuela. Ancora prima della pubblicazione dei risultati ufficiali del Cne, la vittoria del suo rivale chavista era stata annunciata dal presidente Nicolàs Maduro, che martedì durante un incontro con la stampa straniera aveva detto che “su un totale di 23 Stati abbiamo vinto in 18, incluso Bolivar”.

Maduro ha poi attaccato duramente l’Unione europea: “Può decidere tutte le sanzioni che vuole, perché si sono lasciati possedere da una visione parziale e hanno rotto tutti i meccanismi di consultazione bilaterali. Spero proprio che cambino idea, e non si arrendano ai piani di Donald Trump”. Maduro ha poi invitato l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Esteri, Federica Mogherini, a incontrarlo “perché finora sembra che solo ascolti la destra venezuelana”. Maduro ha respinto ogni denuncia di irregolarità nelle elezioni regionali di domenica scorsa sostenendo che con il sistema venezuelano “le frodi sono impossibili”.

“Quello che dicono quelli del Tavolo dell’Unità Democratica (la coalizione di opposizione) è una menzogna globale: abbiamo vinto perché la maggioranza dei cittadini ha deciso di votare per i nostri candidati”, ha sottolineato Maduro. L’opposizione non ha riconosciuto i risultati ufficiali del voto di domenica, sul quale hanno espresso dubbi gli Stati Uniti, l’Ue, i governi di Spagna e Francia e i 12 Paesi americani membri del Gruppo di Lima (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay e Perù), che hanno chiesto una verifica indipendente dello scrutinio, sottolineando che si sono registrate “manipolazioni ed irregolarità” durante la votazione. Alla faccia delle “frodi impossibili”.