Nick Cave: “Suono in Israele, contrario al boicottaggio”

Il cantante australiano Nick Cave, in tour in questi giorni in Israele, ha detto di aver deciso di esibirsi nello Stato ebraico “a causa del Bds”, il movimento che si prefigge il boicottaggio del Paese. In una conferenza stampa alla vigilia del suo doppio concerto di ieri e oggi a Tel Aviv, Cave - che mancava da Israele da 20 anni - ha spiegato di aver compreso che “non avrebbe firmato” la petizione degli “Artisti per la Palestina” che invitava a non venire a non suonare nello Stato ebraico. “Non voglio alcuna connessione con questa iniziativa - ha sottolineato - e non mi piacciono le liste”. “Questo - ha concluso - mi avrebbe fatto sentire un vigliacco e così ho programmato il tour. Per me era importante schierarmi contro questo tentativo di zittire gli artisti. Amo Israele e gli israeliani ed era importante fare qualcosa di sostanza in questo senso”.

Intanto ieri il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha detto che ogni sua risposta a piani di pace sarà basata sugli interessi di sicurezza di Israele. “Per quanto riguarda il piano diplomatico del presidente Trump - ha spiegato Netanyahu nella riunione di governo a Gerusalemme - in questo fine settimana abbiamo sentito molte ipotesi e quindi non le seguirò. Ma la mia posizione sarà decisa in base alla sicurezza e agli interessi nazionali di Israele. Questo abbiamo chiarito ai nostri amici americani”. Secondo la tv, infatti, il piano di pace dell’amministrazione Trump sarà basato sul riconoscimento americano di uno Stato palestinese indipendente accanto ad Israele, non necessariamente lungo i confini del 1967. In base al presunto piano, già smentito da fonti ufficiali statunitensi, Trump intenderebbe proporre ai palestinesi di dichiarare la propria indipendenza e subito scatterebbe il riconoscimento Usa del nuovo Stato al quale andrebbero robusti finanziamenti nell’ordine di centinaia di milioni di dollari da parte degli Stati arabi sunniti.