La conquista dell’Occidente grazie al viaggio di Salvini in Qatar?

Il caso della giravolta pro-Qatar di Matteo Salvini offre lo spunto per misurare concretamente i quarti di moderazione ed equilibrio che il ministro dell’Interno, Vice Premier e leader della Lega ha improvvisamente attribuito al regime di Doha, bollato in precedenza come stato terrorista.

Sicuramente Salvini non ha mai sentito parlare della famiglia tribale qatarina Al Ghofran, che subisce da oltre vent’anni repressione e discriminazioni poiché non allineata al clan regnante degli Al Thani, e neppure del poeta Mohammed Al Ajami, condannato all’ergastolo per aver composto nel 2011 dei versi che avevano urtato la sensibilità dell’allora emiro Hamad, salito al potere nel 1996 grazie a un golpe la cui vittima fu il suo stesso padre. Al Ajami è stato rilasciato nel 2016 in seguito al “perdono” ricevuto dal nuovo emiro Tamim, figlio di Hamad, che Salvini si è prodigato a incontrare nel corso del suo contestato viaggio d’affari a Doha alla fine del mese di ottobre.

La liberazione di Al Ajami è la prova di come gli emiri del Qatar siano sensibili alla pressione della comunità internazionale. Pressione che oggi non viene esercitata per ottenere l’abolizione delle leggi che continuano a tenere in condizione di sostanziale schiavitù i lavoratori stranieri impiegati nella costruzione degli stadi per i Mondiali di calcio del 2022, come ripetutamente denunciato da Amnesty International, Human Rights Watch e dalle Nazioni Unite.

Dopo aver lasciato a Tamim il trono dorato di Doha, Hamed si è rifugiato dietro le quinte allo scopo di far passare inosservate le responsabilità del Qatar nell’aver deviato il corso della cosiddetta Primavera Araba nella direzione estremista dei Fratelli Musulmani, portando morte e distruzione in Paesi come Siria, Iraq e Libia. Grande protagonista di quella vicenda è stato il canale televisivo internazionale Al Jazeera, di cui Salvini avrà sentito parlare.

Già portavoce di Osama Bin Laden e Al Qaeda, nella sua versione in lingua inglese Al Jazeera è riuscita a convincere, attraverso una massiccia campagna di disinformazione, una parte consistente del mondo occidentale dell’anima buona, pacifista e democratica dei Fratelli Musulmani, favorendo così la loro ascesa alla guida delle rivolte scoppiate nel 2011 in Medio Oriente. Contemporaneamente, nella versione in lingua araba, Al Jazeera intervistava a fini promozionali alti esponenti del Fronte Al Nusra, famigerato gruppo terroristico attivo in Siria e apertamente legato ad Al Qaeda, e presunti esperti d’islam che dichiaravano fedeltà ad Isis (forse perché Al Nusra e Isis erano entrambi armati e finanziati dal Qatar?).

Inoltre, Al Jazeera fungeva da pulpito per la predicazione e le direttive, concernenti persino la liceità degli attacchi suicidi, del celeberrimo Sheikh Yusuf Al Qaradawi, la suprema guida spirituale dei Fratelli Musulmani di tutto il mondo, in Medio Oriente, Asia, Africa, Occidente. Presidente dell’Unione internazionale degli studiosi musulmani e del Consiglio europeo per la fatwa e la ricerca basato a Dublino, Qaradawi ha informato l’orientamento politico-religioso del Qatar sull’ideologia dei Fratelli Musulmani a partire dagli anni 60, quando riparò a Doha in fuga dall’Egitto di Nasser. A Qaradawi la dinastia Al Thani affidò le chiavi dell’edificazione dell’islam nel piccolo emirato, che si apprestava a diventare indipendente dal protettorato britannico e ricchissimo di petroldollari. Qaradawi si è fatto così mallevadore di nuove generazioni di figure religiose, accademiche e politiche che guardavano e guardano tuttora il mondo con gli occhi della Fratellanza Musulmana. Gli stessi occhi degli emiri Hamad e Tamim Al Thani, che riservano pubblicamente a Qaradawi un trattamento da figura venerabile, quasi divina, con solennità, inchini e anche gesti d’affetto che indicano la familiarità dei rapporti tra lo Sheikh e il clan Al Thani.

Con il supporto del regime di Doha, che aveva messo a sua disposizione denaro, capacità d’influenza internazionale e Al Jazeera, Qaradawi sperava di raccogliere quanto seminato in oltre 50 anni d’indefesso lavoro finalizzato alla presa del potere in tutto il Medio Oriente da parte dei Fratelli Musulmani, specie nel “suo” Egitto, Paese d’origine della stessa Fratellanza. Una simile prospettiva non si è fortunatamente materializzata, ma gli obiettivi e le ambizioni del sodalizio tra il regime di Doha e i Fratelli Musulmani non sono certo cambiati, anche per quel che concerne l’egemonizzazione dell’Occidente.

È dunque questo il Qatar moderato, il miglior alleato dell’Italia nel Golfo dove non c’è futuro per l’estremismo, di cui parla Salvini in maniera così disinvolta? Sono gli epigoni di Qaradawi in Italia i gli interlocutori privilegiati del Vice Premier nella nuova Consulta islamica da creare presso il ministero dell’Interno? Gli italiani attendono risposte, ma non vi sono dubbi sul fatto che non apprezzerebbero vedere il leader sovranista e populista della Lega mettersi al servizio dell’avanzata dell’agenda islamista dei Fratelli Musulmani in Italia.