Grave attentato in Congo: uccisi due italiani, l’ambasciatore e un carabiniere

Il Congo sta vivendo, anche dopo le ultime elezioni, una grave precarietà politica. La caotica tornata elettorale che ha portato Félix Tshisekedi, dal gennaio 2019, a succedere come capo dello Stato a Joseph Kabila alle redini della Repubblica democratica del Congo per diciotto anni, non ha minimamente allentato gli affanni interni di questa vasta regione. Le tensioni di origine autoctona permettono anche agli “appetiti” esterni di trovare spazio ed aree di influenza nel perimetro della Nazione; è il caso del Ruanda che sembra abbia il controllo di parte del territorio congolese con esso confinante.

Molto probabilmente lo scarso controllo delle schegge criminali che scorrazzano in Congo con vari scopi, ha causato lunedì 22 febbraio l’assassinio dell’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio, e del carabiniere in forza all’Ambasciata, Vittorio Iacovacci. I due italiani ed un autista congolese sono stati uccisi in un attacco armato, eseguito con armi leggere ad est del Congo, nella zona del Parco nazionale dei Virunga. Il convoglio che è stato colpito, nel quale viaggiava l’ambasciatore, faceva parte del Programma alimentare mondiale (Pam), delle Nazioni Unite. Secondo una fonte diplomatica citata da Agence France-presse (Afp), il diplomatico è stato ferito all’addome e quasi subito trasportato in un ospedale di Goma in condizioni critiche. Attanasio di 43 anni, era ambasciatore nella Repubblica democratica del Congo dall’ottobre 2019, dopo essere arrivato nel Paese due anni prima come capo missione.

Il maggiore Guillaume Djike, portavoce dell’esercito nella regione del Nord Kivu ha tempestivamente comunicato, sui social locali, che oltre all’Ambasciatore avevano perso la vita altre due persone, confermando poi il decesso dell’autista e del militare italiano. Inoltre, numerosi altri passeggeri facenti parte del convoglio sono stati feriti. Immediatamente sono circolate, tramite messaggistica, le foto del fuoristrada crivellato dai colpi di arma da fuoco, la cui immagine è presente nell’articolo e anche la drammatica foto di Attanasio adagiato tra le braccia di due improvvisati soccorritori che lo hanno assistito sul posto, ovviamente non pubblicabile.

Intanto, l’esercito congolese sta setacciando la zona per avere maggiori informazioni sugli attentatori. Come detto, lo scontro è avvenuto nel Parco nazionale dei Virunga, una ventina di chilometri a nord di Goma, capitale della provincia del Nord Kivu, che da più di venticinque anni è tormentata dalla violenza dei gruppi armati. I responsabili del Pam hanno dichiarato la loro totale collaborazione con le autorità nazionali, per determinare i dettagli dell’attacco, che si è verificato su una rotta che era stata garantita e autorizzata ad essere percorsa senza scorta di sicurezza. Come reazione il Governo italiano ha espresso la sua indignazione per la mancata messa a disposizione dei minimi parametri di sicurezza da parte delle autorità della Repubblica democratica del Congo, riservandosi di mettere sotto accusa, davanti a organismi internazionali, il presidente Félix Tshisekedi.

L’area del Parco nazionale dei Virunga fu creata nel 1925; questo gioiello naturale è elencato come patrimonio mondiale dell’Unesco, la riserva si estende per 7.769 chilometri quadrati, da Goma al territorio di Béni, tra montagne e foreste. Il parco è sorvegliato da circa 700 ranger armati, almeno 200 dei quali sono stati uccisi durante il servizio, secondo quanto riportato dai responsabili della riserva.