Il rieletto Macron e la Francia di Marine Le Pen

Prima il Covid ora il conflitto russo-ucraino stanno avendo un effetto più che nefasto sulla nostra comunicazione, che pure ha una lunga tradizione e rappresenta un fiore all’occhiello per le tante testate e i giornalisti impegnati. Ma la tentazione è quella di stravolgere i messaggi manipolando i fatti. Un esempio concreto?
In Francia, come è noto, è stato riconfermato Emmanuel Macron con il 58,5 per cento. Un risultato inequivocabile, considerando anche che l’ultimo presidente rieletto è Jacques Chirac, il quale nel 2002 vinse al ballottaggio contro Jean-Marie Le Pen, padre di Marine. La grande avversaria del Rassemblement National ha visto sfumare il record di prima donna leader della destra col 41,5 per cento dei voti. Una distanza netta, si dirà. Vero. Però il messaggio fatto scivolare come un’anaconda – ripeto, nonostante il lavoro attento di molti – è stato capovolto: ha vinto Macron, sconfitta la Le Pen. L’insinuazione è sconfitta col senso di “sconfitta e liquidata”, come se la destra di Marine fosse un’onta cancellata dalle urne e la sua protagonista una presenza fuori dalla politica, dal Paese, da tutto.

Falsissimo, anzi calunnia. Il 41,5 per cento della coriacea Marine, candidata per la terza volta all’Eliseo e per la seconda approdata al ballottaggio, rappresenta una crescita costante ed enorme. Cinque anni fa la leader perse col 33,94 per cento, che già rappresentò un risultato importante, ma non si è fermata portando i suoi elettori alle soglie della presidenza, sfuggita solo per 9 punti, un soffio.
Sapete qual è l’informazione esatta, poiché si fa presto a scambiare i dati nella mente delle persone? La Francia è divisa in due e il 41,5 del Rassemblement National sono oltre 13 milioni di francesi tutti con Marine. Non solo il partito o la solita destra demonizzata, sono “i francesi di Marine”, che aumentano, crescono uniti e compatti. Un valore altissimo, perché Macron ha rivinto stavolta per il “rotto della cuffia”, andando a pescare nel bacino dell’avversario di sinistra Jean-Luc Mélenchon, che al primo turno aveva preso il 21,95. La Francia di Macron è un pezzo di più pezzi. La “maggioranza”, cioè la massa critica, è quel 41 per cento arrabbiato che pretende, guidato da una donna “invincibile” e “en marche” da anni, la quale non arresta la sua competizione. Questo non è un sondaggio o una previsione, sono 13 milioni di francesi che seguono una linea politica chiara, vera, trasparente e, lasciatemi dire, “per la gente”. Marine Le Pen non è affatto una leader di destra estrema, è una donna che interpreta la politica fuori dalle ideologie archiviate delle colpe e convenienze, rispondendo uno a uno ai suoi milioni di seguaci. Non è forse così? C’è chi prova a rigirare la frittata italiana?

Allora rispondo con le parole dello stesso Emmanuel Macron, perché la politica non è solo imbroglio. La prima cosa che ha detto il rieletto presidente è stata questa: “Dobbiamo rispondere in modo efficace alla rabbia che è stata espressa. Penso a tutti i nostri connazionali che si sono astenuti. Il loro silenzio ha significato un rifiuto di scegliere. Ma penso anche a coloro che hanno votato per Marine Le Pen”. Dopodiché ha ribadito di “non fischiare l’avversaria”: “Sin dall’inizio vi ho chiesto di non fischiare mai. So che per molti dei nostri connazionali che hanno scelto l’estrema destra, la rabbia e i disaccordi che li hanno portati a votare per questo progetto, ci obbligano a trovare una risposta. Dobbiamo rispondere efficacemente”. La preoccupazione di Macron è governare la Francia di Marine. Così stanno i fatti.

Chi sono questi manipolatori italiani che arrivano a stravolgere virus, elezioni, verità, storie e vicende giudiziarie, casi di cronaca e pure vite personali? Lascio questo compito ai tanti più competenti di me. Io, negli anni di “battaglia per una informazione corretta”, mi sono fatta un’idea e li chiamo “i Bella ciao”. Ma non sono solo di sinistra o di una parte, sono una miscellanea di potere, poltrone, stipendi e narcisismo. Non solo stravolgono, ma calunniano l’identità e l’etica. E vi ho dato le prove su Marine Le Pen: non la sconfitta, ma una donna normale, con convinzione e non superbia, senza trucco e parrucco, senza cerchi magici o fedelissimi complottisti. Una leader che porta lo stesso abito da mattina a sera, che sta tra la gente, che risponde alla gente, che fa quello che vuole ogni suo elettore, che ascolta e che non mente. E che, alla fine dello scrutinio, ha festeggiato con tutti a champagne e salmone. In Italia non c’è Marine Le Pen, ma la rabbia per un cambiamento è peggio. Io mi batto da anni insieme a tanti. Sbaglio, forse, se penso che alterare fatti personali, di cronaca, della giustizia, esteri ed interni sia un reato e un attentato alla nazione?