Salviamo il sergente russo Vadim, 21 anni

“I processi per crimini di guerra del vincitore sul vinto sono tutti politici, hanno il sapore della vendetta”. Ha ragione Pietro Senaldi su Libero, a pagina 8, nel taglio basso dedicato al militare russo catturato e accusato di aver sparato in testa a un pensionato sessantenne. Gli ucraini gli imputano di essersi comportato come “un assassino spietato” e per questo è “il primo nemico” comparso davanti al “Tribunale Zelensky” a Kiev, per crimini di guerra. E poiché – dicono – la pena di morte è stata abolita anche per i militari, il ragazzino sarà condannato all’ergastolo. Da scontare dove? Come? Ha forse ragione lo Zar di Russia a sostenere che “l’operazione speciale” era inevitabile per liberare “i dannati di Crimea” e ora di tutta la nazione?

Vadim Shishimarin ha solo dannati 21 anni, la testa rasata, il capo flesso, i lineamenti delicati, lo sguardo spento e dentro tutta la tristezza di questo sciagurato conflitto. Io non voglio sapere neppure chi abbia ragione o chi abbia torto. Il solo pensare che un giovane di quell’età, invece di spendere la vita negli studi, con la famiglia, con gli amici, per il bello e il buono della vita sia lì, in mano nemiche, che proclamano di volerlo e doverlo condannare in un singulto odioso e rabbioso, mi squarcia il cuore. Come per tutte le vittime.

C’è stata un’inchiesta? La Bbc inglese ha scritto che le prove sono deboli e confuse e il giovane nella prima udienza ha solo dichiarato le sue generalità. “Abbiamo un video”, sostengono i grandi accusatori. Chi parla così, in questa guerra mediatica e di fake news? Ditemi, ha un senso aprire un tribunale di giustizia a conflitto in corso e a trattive alla disperata ricerca? “Questo processo è sbagliato nei tempi e nei modi”, ha scritto infatti il condirettore di Libero. “È destinato a diventare uno show mediatico, che è la negazione di ogni giustizia”.

E ha aggiunto che, se al presidente dell’Ucraina preme la pace, il primo passo è proprio consegnare Vadim alla sua Russia, cui spetta giudicarlo con tutte le prove e controprove del caso. Viceversa, l’esito sarà solo un aumento esponenziale dell’efferatezza col rischio di rappresaglie, considerando che gli evacuati dell’acciaieria Azov di Mariupol sono in un campo profughi dell’Armata Rossa. Ma cosa vuole Vladimir Zelensky con un Paese nell’abisso e che ora, di fronte a tutte le missioni negoziali, spara l’immagine di un soldato indifeso ancorché nemico e prigioniero? Mobilitiamoci. Per Vadim, per la vita e la pace.