Putin equivale a Biden? La distopia pacifista

Domanda: qual è il vero obiettivo all’origine della guerra di Vladimir Putin? Ce lo hanno detto e ribadito le sue quinte colonne (più o meno consapevoli) degli opinionisti italiani: essere riconosciuto tra i potenti della terra, ponendosi sullo stesso piano internazionale di Joe Biden e di Xi Jinping. Ed è solo e soltanto per questo motivo che Putin ha lanciato i suoi soldati in una guerra scellerata di occupazione, sul modello dei grandi conflitti del passato, mettendo cinicamente in conto ingenti perdite umane, sia tra i suoi militari che tra i civili ucraini. Ma è proprio questo riconoscimento che l’Occidente deve assolutamente negare a Vladimir Putin, perché il giudizio morale dell’opinione pubblica internazionale conta eccome per giudicare la statura di un grande leader. Pertanto, come si fa a mettere attorno a uno stesso tavolo il capo dell’Occidente e della Nato con un personaggio per il quale si sta (fondatamente) indagando sui crimini di guerra commessi dalle sue truppe e, probabilmente, per ordine suo, visto che si è arrogantemente auto-accusato premiando i responsabili del massacro di Bucha, ben prima che si fosse espresso su di loro il competente Tribunale internazionale che giudica i crimini di guerra? Questo, ovviamente, non significa fare di Putin il Diavolo o un Adolf Hitler in persona, dato che la pace si fa con il nemico. E in ogni guerra i massacri e le distruzioni fanno parte della sua triste contabilità.

Dresda fu un atto premeditato, come lo furono Hiroshima e Nagasaki. Quindi, anche qui in Occidente non c’è proprio nessuno che possa scagliare la prima pietra. Il metodo, l’unico ragionevolmente possibile, è di dire che, chiaramente, dovranno essere esclusivamente i due presidenti, Putin e Volodymyr Zelensky (legittimamente eletti, è bene ricordarlo!) a doversi sedere al tavolo della trattativa, dal momento che per entrambi si tratterebbe di accettare una “non-vittoria”. Nel senso che, a giudizio dei due contendenti, a quel punto di stallo il campo di battaglia non potrebbe più dare una risposta diversa dall’equilibrio così sanguinosamente raggiunto. E, oggetto della trattativa (qui sì che l’Occidente ha voce in capitolo, che gli viene direttamente dalla volontà dell’Ucraina, del suo Governo e del suo popolo) non potrà mai essere un veto russo di adesione alla Unione europea. Mentre invece il punto centrale e la questione-chiave verterà sulle condizioni al contorno che dovranno garantire la neutralità di Kiev e, al contempo, la sua autonomia statuale. In particolare: quali dovranno essere i Paesi garanti di questi assetti futuri, pronti a intervenire in caso di una nuova invasione e di minacce concrete alla sicurezza dei confini internazionali dell’Ucraina?

L’altra grande questione, la sola forse che, per ragioni di diritto internazionale, potrebbe fare oggetto di concrete trattative tra Occidente e Russia, riguarda la sorte delle ingenti riserve russe congelate sui conti all’estero, in parte o interamente da devolvere per la ricostruzione ucraina. Poiché non si fa nulla per niente, la contropartita potrebbe essere quella di sfilare Putin dal Tribunale internazionale dell’Aia, qualora la Russia si assumesse per quota-parte l’onere di partecipare a un gigantesco Piano Marshall per la ricostruzione delle città e dell’economia ucraine. Linea di intervento quest’ultima che, naturalmente, potrebbe essere tranquillamente estesa a quelli che saranno i territori delle province autonome del Donbass posti sotto il controllo diretto o indiretto di Mosca, in conseguenza degli accordi finali Russia-Ucraina. Ovviamente, per evitare un’altra guerra non solo di parole sull’utilizzo di quelle riserve, potrebbe essere riconosciuta ai Paesi donatori che ne facciano richiesta la restituzione a basso interesse dei loro prestiti, scaglionata in un medio-lungo periodo (cinquanta anni, per esempio). Piuttosto che evocare epocali incontri alla pari Biden-Putin, sarebbe logico e preferibile lavorare a una mediazione tra Mosca e Kiev in seno al G8+1 esteso all’Ucraina, in modo da coinvolgere le maggiori economie del pianeta, Cina compresa, al fine di pilotare una soluzione politica del conflitto.

Tra l’altro, questo tipo di consesso collettivo giocherebbe da camera di compensazione all’interno dello schieramento occidentale tra mondo anglosassone e il resto dei Paesi europei, trovando un equilibrio tra chi (Usa e Gran Bretagna) è apertamente schierato per una vittoria dell’Ucraina e una chiara sconfitta di Putin. E chi invece, come Germania, Francia e Italia pensa che una soluzione d’angolo (che, in qualche modo, salvi la faccia a Mosca) sia ben più utile per ripristinare nel medio-lungo periodo gli equilibri perduti, garantendo i nuovi assetti in Europa. Di certo, una soluzione concordata in ambito G8+1 e in grado di fermare la guerra non potrà mai ricucire il tremendo strappo che si è creato con l’invasione dell’Ucraina, avendo stratificato di per sé un odio secolare tra due grandi Paesi slavi che si consideravano fino a poco tempo fa “fratelli”. Forse, quando lentamente i flussi di beni e di merci avranno ricominciato a circolare come sangue arterioso anche attraverso le frontiere delle due Nazioni oggi in guerra tra di loro, possiamo sperare che il Mercato svolga il suo compito storico di ricucitura tra quelle generazioni russe e ucraine che non avranno conosciuto nulla di questa tremenda guerra.

Quello che sta emergendo di negativo in questa fase drammatica è l’assenza della voce popolare che faccia pesare nella Ue, come in Usa e in Gran Bretagna, le decisioni dei Parlamenti e dei grandi Partiti occidentali che oggi appaiono completamente tagliati fuori dal protagonismo dei loro leader. Bisognerebbe rimarcare in ogni circostanza che ipotizzare il ricorso all’arma nucleare è un argomento inaccettabile da parte di chiunque, dato che (al contrario di quanto pensi la propaganda russa pro-Putin) nessuno in Occidente si sogna minimamente di attentare alla sovranità nazionale, alla sicurezza e all’integrità territoriale di uno Stato, come la Russia, dai confini internazionalmente riconosciuti. Il problema, semmai, sono le annessioni, come la Crimea, che non possono essere ammissibili in base al diritto internazionale. Si può, ovviamente, sempre rimediare lasciando svolgere “veri” referendum popolari (come dovrebbe accadere anche nel Donbass), sotto il controllo delle Agenzie e di osservatori internazionali dell’Onu, a seguito di accordi diretti Russia-Ucraina. Esistono svariati modi, come si vede, per non farsi troppo del male ed evitare che, come nella favola di Esopo, la Rana si creda un Bue!

A proposito: questa guerra non sarebbe mai iniziata se l’Occidente avesse chiaramente detto a muso duro a Putin, mentre ammassava un’intera armata ai confini dell’Ucraina che, in caso di invasione, la Nato sarebbe intervenuta militarmente. Dato che, simmetricamente, noi ci saremmo sentiti mortalmente minacciati dall’avere i carri armati e i missili russi a ridosso delle frontiere europee (vedi Polonia e Paesi Baltici)!