Cina, Sud-Est asiatico e la possibile guerra indiretta

Schiacciati tra Scilla (Ucraina) e Cariddi (Taiwan), abbiamo assistito a un’esibizione muscolare che sintetizzava il peggio del putinismo con le pericolose clownerie del presidente nordcoreano Kim Jong-un. Cosa che infatti è avvenuta nel corso del nuovo incontro tra i leader del Dialogo quadrilaterale di sicurezza (o Quad), l’alleanza strategica tra Australia, Giappone, India e Stati Uniti, nata nel 2017 allo scopo di contenere l’espansionismo cinese nell’Indo-Pacifico. Mentre il presidente statunitense ammoniva la Cina a non invadere Taiwan, jet militari russi e cinesi hanno sorvolato il mare del Giappone, nei cui fondali c’è una montagna di missili balistici nordcoreani.

Oltre alla questione della “unificazione” di Taiwan alla Repubblica cinese, sul tappeto della discussione galleggiava la polvere dei super-dazi imposti ai prodotti cinesi nel 2018 dall’allora presidente Donald Trump, cui la Cina replicò con altrettanta durezza. Gli Usa hanno esentato dai dazi 352 prodotti (elettrodomestici, biciclette). Si tratta forse di una carota offerta all’asino cinese dopo il bastone del niet a un’invasione di Pechino nell’isola dove si fabbricano semiconduttori per tutto il mondo. È una tecnica tipica delle trattative diplomatiche: offrire alla controparte una via di uscita onorevole. Finora con la Russia in Ucraina questa strada non ha funzionato nemmeno quando il Governo ucraino ha fatto cenno alla possibilità di lasciare la Crimea in mani russe.

Il confronto nell’area indo-pacifica si svolge sul piano economico (da quando la presidenza Trump annunziò uno squilibrio di 300 miliardi dello scambio commerciale tra Cina e Stati Uniti). Esiste tuttavia anche il Quad plus, che riguarda il contenimento militare cinese (una specie Nato del Pacifico) e che include anche nazioni europee come Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito (l’Italia finora non ha inviato navi nell’area, nonostante le richieste). La sintesi dei due ambiti di azione del Quad è nelle parole del premier indiano, Narendra Modi: “Il Quad è una libera, aperta e inclusiva visione delle democrazie per l’area Indo-Pacifica. Questo è l’obiettivo che tutti noi condividiamo”.

Guerre per procura?

Il sorvolo del mare del Giappone da parte di aerei militari russi e cinesi durante l’incontro del Quad non è una buona notizia. La domanda che ne consegue è da anni Sessanta, ovvero: “È probabile lo scoppio di una guerra per procura nel Sud-Est asiatico per testare le reciproche forze?”. Più che un’invasione navale di Taiwan, ci sarà un nuovo Vietnam o una nuova guerra di Corea? La risposta è negli astri, anche se pure l’attacco russo in Ucraina sembrava fantascienza fino a pochi mesi fa. Nell’Asia del Sud-Est quale potrebbe essere l’area più calda? Escludendo l’Afghanistan, lo è il Mar cinese meridionale, dove da anni è in atto un duro confronto tra Cina, Vietnam e Filippine sui confini delle aree marine (Zee) dove estrarre petrolio o gas.

Un’altra area a rischio di conflitti è quella contesa tra Cina e India: l’Aksai Chin e l’Arunachal Pradesh, di circa 120mila chilometri quadrati (un terzo della superficie italiana) nella regione del Kashmir, che offrirebbe alla Cina un corridoio terrestre verso Pakistan, Afghanistan e Iran. Anche se sembra follia, c’è da includere nella lista anche il Sud Corea, vicino a Russia, Cina e e anche al regime nordcoreano. Invece, le isole del Pacifico più vicine all’Australia, sulle quali Pechino sta allungando le mani nel tentativo di mettere pressione al governo di Canberra, sono troppo lontane.

Tornando agli aspetti economici dello scontro nelle aree del così detto Far East, aggiungerei alcuni elementi: l’eliminazione dei super-dazi su 352 prodotti cinesi può essere stata solo una manovra obbligata su prodotti che negli Usa non si fabbricano più in questo momento (qualcosa di simile al nein tedesco alle sanzioni contro il gas russo, fino ad autonomia raggiunta). Inoltre, sia Cina che gli Stati Uniti hanno necessità di rilanciare l’economia mondiale (nel dopo Ucraina). In questo senso, va ricordata anche la riduzione da parte cinese dei noli marittimi, il cui rialzo nello scorso anno è stata la manovra perfetta per accendere la bomba del rialzo dei costi mondiali su quasi tutti i prodotti (food, manufatti, energia). Si rammenta che il Tpp è stato liquidato dagli statunitensi in quanto ritenuto un ricalco della Unione europea e dei suoi difetti. In questo senso, hanno ragione i cinesi quando sostengono che il Quad è una Nato asiatica.

Last but not least: l’India. L’India è parte attiva del Quad, ma ha anche alle spalle decenni di buone relazioni con la Russia (tanto che non ha votato contro l’invasione in Ucraina in sede Onu). In compenso, l’India è concorrente economica e geopolitica della Cina, contro la quale ha anche un lungo contenzioso nel Kashmir come già detto. La collocazione strategica dell’India è la chiave per la pace mondiale.

Nota su Cina e Taiwan

Nelle dittature la reciprocità dell’abuso non è consentita. Se Pechino vuole unire con le armi Taiwan al suo Stato comunista, perché Taiwan non può pretendere la stessa cosa in forma democratica? Solo Pechino può annettere e Taiwan no?