Morire per Teheran? Rughe di regime

Domanda: chi oggi in Occidente è disposto a morire per Teheran? In Europa (priva com’è di una gloriosa bandiera e di una lingua comune), di sicuro nessuno, dato che all’orizzonte non è in vista, né ora né mai, alcuna Flotilla pronta a partire per lo Stretto di Hormuz. Non ci sono anime belle, cioè, disposte a liberare dalla morsa assassina degli ayatollah parecchi milioni di persone, soprattutto giovani e donne, che vengono impunemente sterminati sulla pubblica via per aver protestato disarmati contro il loro regime teocratico. Gli Usa di Donald Trump faranno meglio del Vecchio Continente per i poveri civili iraniani assoggettati alla pena di morte (perché protestano contro Dio!) o finirà come per gli editti obamiani sulle famose e mai rispettate “linee rosse”, che hanno consentito a Bashar al-Assad di gasare impunemente le sue popolazioni ribelli e disarmate? Una cosa è certa: l’attitudine transattiva di Trump terrà in piedi il regime, purché dalla sua resilienza possa trarre il massimo vantaggio economico e politico, evitando i famosi “Boots on the ground”, cosa che provocherebbe un disastro ben peggiore di quello del 2003, a seguito dell’invasione dell’Iraq. Anche perché l’Iran degli Ayatollah, essendo un’oligarchia di preti, può essere bombardato impunemente, in quanto è in grado di riprodursi come farebbe una tenia con una grande testa. Infatti, facendo l’ipotesi per assurdo di riuscire a esfiltrare alla Nicolás Maduro la Guida Suprema attuale, Qom ci metterebbe solo un attimo a nominare il suo successore tra i suoi numerosi pari, il quale avrebbe le stesse identiche prerogative di Ali Khamenei! Idem per l’eliminazione “alla israeliana” dei vertici militari, amministrativi e paramilitari, in quanto sostituibili senza grande difficoltà, visto il livello abbastanza mediocre della loro preparazione di base, che non ha impedito né a Tel Aviv, né a Washington di condurre raid devastanti in territorio iraniano.

Allora, come si può abbattere “dall’interno” un regime simile? Prima di dare una risposta sensata, sarà opportuno fare una ricognizione di massima sul funzionamento astratto di rigidi sistemi autocratici (Russia, Cina, Iran, Corea del Nord, Venezuela), in cui esiste solo un leader e un popolo obbediente (per forza). Partiamo innanzitutto dall’analisi di come nel tempo si blinda questo tipo di autocrazie dispotiche. In primis, l’autocrate di turno si autonomina a vita, modificando le Costituzioni formali. In secondo luogo, si elimina progressivamente l’opposizione interna cancellando la libertà associativa (e quindi i partiti veri), mentre si eliminano fisicamente, o si condannano sistematicamente a lunghe pene detentive, gli elementi dissenzienti e non allineati. Nel frattempo, si creano milizie armate paramilitari Extra ordinem, che rispondono solo ai vertici (del Partito, o dell’oligarchia politica o religiosa), formate da un esercito di volontari (tipo pretoriani hitleriani: vedi Iran e Venezuela). Sempre contestualmente al consolidamento del potere dell’autocrate, si favorisce l’emergenza di gruppi interni di potere economico (in particolare, gli alti gradi militari e gli oligarchi) coesi e fortemente fidelizzati, che vengono lasciati liberi di accedere e intercettare la gestione delle risorse energetiche (petrolio, gas) di proprietà dello Stato. Questi ultimi sono poi autorizzati ad agire come soggetti privati, per aggirare le sanzioni internazionali, assicurando al regime, attraverso il contrabbando e ogni genere di traffici leciti e illeciti, entrate in valuta, in modo da mantenere in vita un’economia interna fortemente sussidiata, per quanto riguarda i beni essenziali d’importazione, altrimenti indisponibili. Sempre nel tempo, si costruisce un gigantesco apparato burocratico-giudiziario asservito alle logiche interne del potere, selezionato e valutato sulla base della fedeltà e non del merito.

Ora, basta considerare qualche precedente storico, ponendosi in particolare la seguente domanda: se non ci fosse stata la guerra, sarebbe stato possibile sconfiggere il nazismo dall’interno? No, presumibilmente, perché al contrario di molte autocrazie che non hanno alcuna vocazione per la sana gestione dell’economia, il nazismo aveva un patrimonio di conoscenze e di professionalità (soprattutto in campo industriale e scientifico) di altissimo livello, in grado di sfruttare a usi civili, esattamente com’è avvenuto in America, gli enormi progressi fatti nella modernizzazione dell’apparato militare, per quanto riguarda i settori più avanzati di meccanica, chimica, missilistica, avionica e ricerca fondamentale, che ha consentito ai nazisti di arrivare solo a un solo passo dall’arma atomica. Sfidare dall’interno il regime nazista, con una o più rivolte dal basso e senza alcun intervento massivo e decisivo dall’esterno, come un’armata di invasione e di occupazione sul tipo di quella russo-americana, sarebbe (inutilmente) costato centinaia di migliaia di vittime tra la popolazione civile. Perché nel caso di disordini di massa, sarebbero entrate in azione, sparando con le mitragliatrici sulla folla, le divisioni delle SS, già dotate per legge di enormi poteri di polizia e di prevenzione nei confronti di qualsiasi tipo di opposizione. A quel feroce modello repressivo sono oggi equiparabili le formazioni paramilitari iraniane delle milizie religiose dei Basij (forze di volontariato) e, soprattutto, dei Pasdaran (Guardie della Rivoluzione islamica, o Irgc).

Queste ultime, costituite da centinaia di migliaia di miliziani fedelissimi al regime teocratico degli ayatollah, controllano anche i Basij e agiscono come braccio armato ideologico e militare del regime, essendo coinvolte nella sicurezza interna, nella repressione e nell’esportazione della rivoluzione all’estero attraverso milizie alleate (proxy) in vari paesi, come in Iraq e Siria, con forte connotazione sciita e ispirate alla dottrina del Velayat-e faqih. Inoltre, i Pasdaran giocano un ruolo fondamentale nell’economia interna, avendo asset importanti nelle maggiori imprese energetiche e banche del Paese. Infatti, le holding direttamente gestite dall’Irgc costituiscono una vasta rete di potere economico parallelo a quello statale, essendo degli enormi complessi economici e finanziari che controllano settori chiave dell’economia iraniana, come costruzioni, energia, telecomunicazioni e contrabbando di prodotti di lusso. La gran parte di queste attività, gestite spesso tramite ex membri o affiliati, è svolta da fondazioni come la Bonyad Mostazafan (Fondazione degli oppressi) e la Bonyad Shahid (Fondazione dei martiri), che agiscono in condizioni di quasi monopolio. Si tratta quindi di parecchi milioni di persone tenacemente legate alla sopravvivenza a ogni costo del regime teocratico. La Cina, invece, non assomiglia in nulla alla struttura di potere iraniana, ma l’argomento vale una trattazione a parte.

Ora: come si aiuta la rivoluzione popolare iraniana a vincere la partita del potere? Esistono, a questo punto, due soli modi possibili (escludendo categoricamente l’invasione): finanziare e sostenere militarmente movimenti di guerriglia, con forte connotazione etnico-religiosa e appartenenti a minoranze numerose, come curdi e atzeri; ovvero, organizzare dall’esterno una fronda interna, accuratamente coltivata dalle intelligence israelo-americane, per il rovesciamento del regime clericale e la formazione di una leadership provvisoria per la gestione di un governo di transizione. In ambedue i casi, si tratta comunque di tempi non brevi e di ulteriori, gravi sofferenze da parte della popolazione civile. Ma finché ci saranno decine di migliaia di fucili pronti a sparare contro la popolazione inerme, il regno di Dio in terra non crollerà.

Aggiornato il 14 gennaio 2026 alle ore 10:56