I negoziati saltano ma il regime continua ad uccidere. Solo ieri il presidente Donald Trump ha lanciato un appello su Truth per evitare l’impiccagione di otto donne arrestate durante le manifestazioni a Teheran: “Apprezzerei enormemente il rilascio di queste donne. Per favore, non fate loro del male! Sarebbe un ottimo inizio per i nostri negoziati!!!”. Ma J.D. Vance non vola ad Islamabad e tutto rimane sospeso. Delle 8 donne non si hanno notizie, sui quotidiani nazionali non ce n’è traccia, l’unico a parlarne è Mariano Giustino su X che riposta la stessa foto del tycoon ripresa da un articolo pubblicato sempre su X dall’attivista filo-israeliano Eyal Yakoby.

Non abbiamo nessuna notizia sull’esito della condanna, se sia stata effettuata o meno, ma alcune cose le sappiamo. Sappiamo, per certo, che tutte queste donne verranno violentate prima di essere impiccate per impedire loro l’ingresso in paradiso, in quanto lo stupro è considerato sesso fuori dal matrimonio. Sappiamo che sono state torturate, sappiamo che alcune hanno confessato i loro crimini, che si sintetizzano fondamentalmente nella lotta per la loro libertà.

Sappiamo di Bita Hemmati, una manifestante arrestata durante le proteste anti-regime di gennaio. Secondo il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), il regime l’ha accusata di uso di esplosivi e armi, di lancio di oggetti come blocchi di cemento, della partecipazione a manifestazioni di protesta e la considera una minaccia alla sicurezza nazionale.

Sappiamo di Diana Taherabadi, 16 anni, accusata di aver mosso guerra a Dio, reato punibile con la pena capitale, per aver partecipato alle proteste di gennaio.

Sappiamo di Mahboubeh Shabani, 33 anni, accusata di aver prestato soccorso ai manifestanti feriti e arrestata a febbraio, secondo l’organizzazione norvegese Hengaw per i diritti umani.

Sappiamo di Venus Hossein, 28 anni, arrestata il 15 gennaio e costretta a confessare crimini contro lo Stato in diretta televisiva, secondo quanto riferito dalla sua famiglia all’Australian Broadcasting Corporation.

Sappiamo di Golnaz Naraghi, 37 anni, specialista in medicina interna presso l’ospedale Hashemi-Nejad, arrestata il 14 gennaio e costretta a firmare una confessione nel carcere femminile di Qarchak, secondo quanto riportato dall’organizzazione per i diritti umani Femena.

Non conosciamo invece le accuse mosse a Ghazal Ghalandari, Panah Movahedi ed Ensieh Nejat ma possiamo immaginare che siano state trattate come le altre.

Nell’indifferenza più assoluta queste giovani donne verranno probabilmente giustiziate e i loro nomi e i loro volti verranno dimenticati. In silenzio. 

Aggiornato il 22 aprile 2026 alle ore 13:43