Gli Stati Uniti sono tornati a bombardare l’Iran. Alle 13.30, ora italiana, il Centcom ha reso noti gli ultimi attacchi americani, precisando che i raid hanno interessato l’isola di Greater Tunb. Già un paio d’ore prima il comando aveva annunciato su X che “alle sei del mattino (mezzogiorno in Italia, ndr.) di oggi, le forze del Comando centrale degli Stati Uniti hanno iniziato a lanciare un’ondata di attacchi contro l’Iran. Gli attacchi sono progettati per degradare ulteriormente le capacità militari che le forze iraniane hanno utilizzato per attaccare le navi commerciali nello stretto di Hormuz”.

Da Teheran è arrivata una dura reazione. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha sostenuto che i nuovi bombardamenti statunitensi non hanno fatto altro che rafforzare la determinazione della Repubblica islamica a perseguire la giustizia e a chiamare i responsabili a risponderne. Lo riferisce l’agenzia Fars attraverso il suo account in lingua inglese su X. In un messaggio pubblicato sul social, Baghaei ha accusato Washington di aver colpito diverse aree del Paese, compresa la provincia di Hormozgan, affermando che la “lista di crimini di Washington contro l’Iran si allunga di giorno in giorno”. Secondo il portavoce, uno degli attacchi avrebbe centrato un presidio di tutela ambientale nel villaggio di Seyed Jowzar, nella contea di Hajjiabad, provocando la morte di tre familiari della di una guardia forestale. L’episodio, ha aggiunto, rappresenterebbe “l’ultimo di una serie di crimini di guerra statunitensi commessi negli ultimi quattro mesi e mezzo”. Baghaei ha quindi ribadito che ogni nuovo attacco rafforza la volontà dell’Iran di ricorrere ai meccanismi legali e internazionali per ottenere giustizia.

Donald Trump, nel frattempo, ha assicurato che la campagna militare proseguirà. In un’intervista a Fox News ha dichiarato che gli attacchi contro l’Iran “continueranno finché non dirò basta”, spiegando che gli obiettivi del settore energetico saranno colpiti prima o poi. “L’energia la lascerò per ultima. La prossima settimana colpiremo le centrali elettriche e i ponti”, ha affermato il tycoon. Il presidente americano ha inoltre riferito che funzionari statunitensi hanno parlato con rappresentanti iraniani nella giornata di oggi, avvertendo Teheran che la strada migliore resta quella di un accordo. Secondo Trump, la Repubblica islamica non avrebbe alternative al negoziato. Il tycoon non ha nemmeno escluso un eventuale impiego di truppe sul terreno. Interrogato da Fox sulla possibilità di uno schieramento limitato di soldati a Kharg Island, ha risposto: “No se pensassi che” lo schieramento di “truppe di terra fosse appropriato. A volte è necessaria una campagna di terra, ma abbiamo altre persone che la condurrebbero per noi. Abbiamo colpito l’isola di Kharg tre volte: abbiamo colpito tutto, tranne gli impianti petroliferi”.

Poco prima della riunione nella Situation room, Trump aveva già alzato ulteriormente i toni, annunciando che le forze armate statunitensi avrebbero colpito l’Iran “duramente” nei prossimi tre giorni e lasciando intendere un’ulteriore escalation. “La prossima settimana per loro andrà davvero molto male, perché la prossima settimana toccherà alle centrali elettriche, poi toccherà ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Distruggeremo tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative e negozino”, ha minacciato.

Aggiornato il 15 luglio 2026 alle ore 16:13