Nobel per la Fisica alle onde gravitazionali

Finalmente è arrivato: il Nobel alla scoperta delle onde gravitazionali era atteso dall’11 febbraio 2016, quando la scoperta era stata annunciata contemporaneamente dagli Stati Uniti e dall’Italia. Purtroppo allora era tardi per concorrere al Nobel 2016, ma quest’anno “la scoperta del secolo”, come la definiscono già i ricercatori, è stata premiata. Questa volta non sono state deluse le speranze dei 1.500 fisici di tutto il mondo che hanno partecipato agli esperimenti, tra i quali almeno 200 italiani. La tensione era alle stelle, nella sede dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) a Roma, in attesa dell’annuncio. Prima sono stati scanditi i nomi del tedesco Rainer Weiss e degli americani Kip Thorne e Barry Barish, e subito dopo è arrivata la menzione della Fondazione Nobel per Ligo e Virgo, le due collaborazioni internazionali che hanno reso possibile la scoperta ma che il regolamento, ormai datato, del Nobel impedisce di premiare.

Il riconoscimento può infatti essere assegnato solo a singoli ricercatori. Per questo alle parole “Ligo e Virgo” nella sede dell’Infn è esploso un grandissimo applauso, accompagnato da abbracci commossi e da un brindisi. Era accaduto lo stesso che aveva salutato il Nobel alla scoperta del bosone di Higgs, con la menzione dei due esperimenti del Cern che avevano visto la particella. “È stata premiata la globalità della scienza”, ha detto il direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo (Ego), Federico Ferrini, dedicando il brindisi al papà del rivelatore Virgo, Adalberto Giazotto. Era stato lui a indicare che i segnali delle onde gravitazionali dovevano essere cercati nelle basse frequenze, proprio dove sono stati trovati. Il tedesco Weiss (85 anni), del Massachusetts Institute of Technology (Mit), è l’inventore del laser interferometro per i rivelatori di onde gravitazionali, mentre l’americano Barish (81 anni), del California Institute of Technology (Caltech), ha gettato le basi per la realizzazione del rivelatore Ligo. È americano anche Thorne (77 anni), fisico teorico del Caltech che ha contribuito a spiegare il comportamento di oggetti cosmici come i buchi neri, e il modo in cui increspano lo spaziotempo.

Previste oltre un secolo fa dalla teoria della relatività di Albert Einstein, le onde gravitazionali sono proprio questo: “vibrazioni” dello spaziotempo provocate dai fenomeni più violenti dell’universo, come collisioni di buchi neri, esplosioni di supernovae o il Big Bang che ha dato origine all’universo. Come le onde generate da un sasso che cade in uno stagno, percorrono l’universo alla velocità della luce interagendo poco con la materia: per questo sono debolissime. La loro scoperta ha sancito anche la conferma definitiva della teoria della relatività. È stata “premiata la scoperta del secolo, realizzata dopo un secolo di attesa”, ha osservato il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni. “Un giusto riconoscimento - ha detto - a chi con tenacia ha, per oltre vent’anni, inseguito il visionario progetto di riuscire a captare il debolissimo segnale generato da un catastrofico evento avvenuto lontano, nel cosmo”. È una scoperta destinata ad aprire nuove strade della ricerca e a guardare lontano: si parla già di “astronomia multimessaggero”, basata sull’analisi di segnali molto diversi e che potrà dare un’immagine dell’universo nuova più ricca. Gli astronomi sono già pronti a collaborare: il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) Nicolò D’Amico, ha detto che i telescopi “sono già all’opera per produrre le prime “fotografie” delle sorgenti di onde gravitazionali, a tutte le lunghezze d’onda, da terra e dallo spazio”. Alle future osservazioni spaziali guarda anche il presidente dell’dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston: “La ricerca si proietta nel prossimo futuro con la realizzazione del grande interferometro spaziale Lisa, un milione di volte più grande rispetto a quelli attivi sulla Terra”, ha detto riferendosi alla missione Lisa, che ha visto l’ok dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) per la realizzazione nel 2034.