India, schiaffo di Walmart ad Amazon: comprato Flipkart

Durissimo schiaffo di Walmart contro Amazon in India. Al termine di una battaglia che si trascina ormai da mesi, la più grande catena al mondo nel canale della grande distribuzione ha comprato il 77 per cento di Flipkart, leader indiano del commercio elettronico che faceva gola anche alla società di Jeff Bezos. Fondata nel 2007 proprio da due ex dipendenti di Amazon, Flipkart è la maggiore società indiana di vendite online e la sfida per il suo controllo era diventata un simbolo dello scontro fra Amazon e Walmart, disperatamente alla ricerca di un ruolo anche nel mercato dello shopping digitale. Con questa operazione multi-miliardaria, Walmart ottiene un vantaggio importante rispetto ad Amazon in India, nazione in cu Bezos aveva promesso di investire addirittura 5 miliardi di dollari. Un mercato difficile, quello indiano, ma cruciale per entrambi i colossi, ancora alle prese con il tentativo (per ora inutile) di scalfire la supremazia di Alibaba in Cina. Secondo le ultime stime, le vendite online in India dovrebbero attestarsi quest’anno intorno ai 27 miliardi di dollari quest'anno. Una cifra ancora irrisoria, rispetto ai mille miliardi di dollari mossi dal mercato onlie cinese, ma destinata ad aumentare vertiginosamente già nel prossimo quinquennio, con aumenti – in media – del 20 per cento ogni anno.

La quota di Flipkart non controllata da Walmart resterà in mano agli attuali soci: la cinese Tencent e le americane Microsoft e Tiger Global Management. La giapponese Softbank (che aveva investito in Flipkart 2,5 miliardi di dollari lo scorso agosto) ha invece venduto le sue quote a Walmart. Sachin Bansal e Binny Bansal, i due fondatori, controlleranno il restanbbte 10 per cento della società. Per Walmart si tratta dell’accordo economico più grande di sempre, superiore anche all’acquisizione (nel 1999) del retailer britannico Asda per 10,8 miliardi di dollari. E anche per l’India siamo di fronte a un accordo storico, perché si tratta del maggiore investimento estero diretto nel paese, superiore anche a quello da 12,6 miliardi di dollari effettuato da un consorzio guidato dalla Russia per Essar Oil nel 2016. Tutti contenti, insomma, a parte Amazon.