Il 2026 si profila come l’anno della verità per Starship, il colossale sistema di lancio sviluppato da SpaceX con l’ambizione di rivoluzionare l’accesso allo spazio e aprire la strada alle missioni umane verso la Luna e Marte. Dopo anni di test, successi parziali e battute d’arresto, l’azienda di Elon Musk non può più permettersi errori: i ritardi accumulati sono ormai significativi e la pressione, sia tecnica sia politica, è ai massimi livelli. Starship non è un semplice razzo, ma un sistema completamente riutilizzabile composto dal booster Super Heavy e dalla nave spaziale vera e propria. Nelle intenzioni di SpaceX, dovrebbe diventare il pilastro di tutte le future attività orbitanti dell’azienda: dal lancio dei satelliti Starlink alle missioni della Nasa nell’ambito del programma Artemis, fino al sogno, ancora lontano, della colonizzazione di Marte. Tuttavia, tra promesse ambiziose e realtà ingegneristica, il percorso si è rivelato più complesso del previsto.
Nel corso degli ultimi anni, i test di volo hanno mostrato progressi evidenti, ma anche limiti strutturali e operativi non ancora risolti. Esplosioni in fase di ascesa, problemi di rientro e difficoltà nel controllo del veicolo hanno costretto SpaceX a rallentare la tabella di marcia. Se in passato questi ritardi erano stati giustificati come parte di un approccio “iterativo”, oggi il margine di tolleranza si è drasticamente ridotto. Il principale obiettivo che SpaceX si è posta per il 2026 è tanto chiaro quanto complesso: eseguire il primo trasferimento di propellenti tra due Starship in orbita. Si tratta di una manovra chiave, spesso definita come il vero “Sacro Graal” del programma. Senza il rifornimento orbitale, infatti, Starship non può raggiungere la Luna con un carico significativo, né tantomeno affrontare un viaggio interplanetario verso Marte. Il trasferimento di propellenti nello spazio non è mai stato realizzato su larga scala con veicoli di queste dimensioni. Richiede un controllo estremamente preciso dell’assetto, sistemi di aggancio affidabili e la capacità di gestire fluidi criogenici in condizioni di microgravità.
Un fallimento in questo ambito non sarebbe solo un problema tecnico, ma un duro colpo alla credibilità dell’intero progetto. A rendere il 2026 ancora più cruciale è il legame diretto tra Starship e il programma Artemis della Nasa. L’Agenzia spaziale statunitense ha scelto una versione modificata di Starship come lander per riportare astronauti sulla superficie lunare. Ogni ulteriore ritardo nel programma di SpaceX rischia di avere un effetto a catena sulle missioni lunari, con inevitabili ripercussioni politiche e finanziarie. Per SpaceX, dunque, il prossimo anno rappresenta un bivio. Da un lato c’è la possibilità di dimostrare che l’approccio aggressivo e sperimentale adottato finora può tradursi in un sistema operativo affidabile. Dall’altro, c’è il rischio che le difficoltà tecniche continuino ad accumularsi, trasformando Starship da simbolo di innovazione a esempio di ambizione eccessiva. Il 2026 dirà se Starship è davvero pronta a mantenere le promesse che l’hanno resa il progetto spaziale più discusso dell’ultimo decennio. Per SpaceX, il tempo delle giustificazioni sembra ormai finito: è il momento dei risultati.
Aggiornato il 09 gennaio 2026 alle ore 12:17
