Monti salva lo spread e la faccia

Più che un fondo salva spread quello approvato al vertice di Bruxelles è stato un vero e proprio fondo salva Monti. Precipitato una settimana fa al 35.5% nel job approval di Spincon.it, dopo i pugni battuti sul tavolo del summit europeo il Premier guadagna più di 4 punti percentuali nel gradimento degli italiani e si aggiudica un promettente 40.1% di giudizi positivi. La buona performance di Monti rialza un po’ anche l’umore dell’intera compagine governativa: il job approval del Governo passa infatti dal 31,5% della scorsa settimana al 35.4% registrato ieri con un salto in avanti del 3.9%. Prendendo in considerazione il differenziale tra chi esprime un giudizio “molto positivo” e chi ne esprime uno “molto negativo” (il cosiddetto “approval index”), Monti passa dal -32.2% del 28 giugno al -21% attuale, compiendo un balzo in avanti di ben 11.2 punti percentuali. Stesso trend confermato anche per il governo che vede il suo approval index migliorare del 5.9% : dal -34.6% al -28.7%. Non sono risultati di cui il team dei tecnici chiamati a Palazzo Chigi può andare particolarmente fiero ma è evidente che un primo effetto dei risultati ottenuti (forse) in Europa inizia a vedersi. Il prossimo scoglio per Monti&co. sarà il giudizio che gli elettori daranno della cosiddetta spending review.

Se il job approval di premier e governo ci ha riservato questa settimana qualche sorpresa, è calma piatta sul fronte delle intenzioni di voto dei partiti. Sostanzialmente invariato il centrodestra (Pdl, Lega Nord, La Destra, Grande Sud e Fiamma Tricolore) che resta debolissimo attorno al 29.3% (-0.1% rispetto all’ultima rilevazione). Perde due decimi di punto anche il centrosinistra (Pd, Idv, Sel, Partito Socialista, Verdi) e passa dal 38.4% al 38.2%. Si conferma il vero “terzo polo” il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che riprende la sua corsa e dopo una leve flessione guadagna lo 0,4% e sale al 16,4%. Calano anche i centristi (Udc, Fli, Api e Mpa) che non riescono ad andare oltre il 9% (in calo dello 0,2%).

Passando ai singoli partiti continuiamo ad osservare la difficoltà ormai strutturale del Popolo della Libertà che perde per strada un ulteriore 0,1% e si ferma al 17,3%. Tornano a crescere la Lega Nord (piccolo effetto Maroni?) che passa dal 6,7% al 6,9% e La Destra di Francesco Storace che registra un confortante 4,5%. Completano il quadro del centrodestra Grande Sud allo 0.3% (-0.2%) e Fiamma Tricolore allo 0.3% (-0.1%).

Nel centrosinistra si conferma primo partito su base nazionale il Pd, che guadagna lo 0,2% rispetto ad una settimana fa e si attesta al 25,7% dei consensi. Crescita anche per l’Italia dei Valori che passa dal 4,2% al 4,6% mentre arretrano leggermente Sinistra e Libertà (dal 6,1% al 5,7%), il Partito Socialista (dallo 0,8% al 0,6%) e i Verdi (dall’1,8% al 1,6%).

L’aggregazione centrista è trainata sempre dall’Udc di Pierferdinando Casini che registra lo 0,1% di crescita e arriva al 6,1%. Dietro, e sempre in affanno, ci sono Futuro e Libertà (stabile al 2,3%), l’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli (0.3%) e il Movimento per le Autonomie (0.3%).

Fuori dalle coalizioni, oltre al già citato Movimento Cinque Stelle, vanno registrate le performance dei Radicali, stabili al 2,8%, della Federazione di Sinistra che passa dal 2,2% al 2,3% e della novità rappresentata dal Partito dei Pirati (1,2%). Per tutti, nonostante alcuni decimali di crescita negli ultimi giorni, pare lontana la soglia vitale del 4% e, quindi, una possibilità di ingresso in Parlamento.

Questa settimana le domande “extra” di Spincon.it si sono concentrate sulle responsabilità della crisi e su una possibile uscita dall’euro. Non mancano alcune sorprese. Alla domanda “Di chi è la responsabilità maggiore delle difficoltà nell’uscire dalla crisi?” la maggioranza assoluta degli italiani (50.4%) risponde “del lassismo italiano”. Solo il 29,6% individua nella “rigidità tedesca” la causa principale delle difficoltà mentre il 16,5% ritiene che la colpa non sia né dei tedeschi né degli italiani. A puntare particolarmente il dito contro i vizi del belpaese sono soprattutto gli elettori del centrodestra e dell’Udc (52,2%) mentre se la prendono maggiormente con Frau Merkel gli elettori del centrosinistra (31.3%) e i centristi (34.8%).

Alla crisi, qualsiasi siano le cause, non si risponde uscendo dall’Euro. Il 67,6% degli intervistati è infatti contrario all’abbandono della moneta unica mentre un ritorno al conio nazionale è visto positivamente solo dal 26.8% degli italiani. Maggiormente a favore di una moneta nazionale sono gli elettori del centrodestra (42.2%) poi i centristi (13%) e gli elettori del centrosinistra (11%). Questi ultimi sono ovviamente i più europeisti e bocciano con l’84,9% di no una possibile uscita dall’Euro. Atteggiamento condiviso dal 78.3% degli elettori centristi e da “solo” il 50.9% degli elettori del centrodestra.