L’eterno “flip-flop” di Monti

di Federico Punzi

29 gennaio 2013POLITICA

 

«Ho verso Berlusconi sentimenti di gratitudine e sbigottimento. Ammetto di fare una certa fatica a seguire la linearità del suo pensiero». Lo stesso sarcasmo usato da Mario Monti durante la conferenza stampa dello scorso 23 dicembre, oggi potrebbe venire usato contro di lui. Al professore dobbiamo senz’altro gratitudine, per aver contribuito a salvare (per il momento) l’Italia dal baratro finanziario in cui stava per precipitare nel novembre 2011, per avergli restituito una certa credibilità, ma facciamo molta fatica, oggi, a seguirlo nel suo “flip-flopping” elettorale, spesso all’interno di una stessa intervista. 

Dal tema delle tasse a quello delle alleanze, in quattro settimane il premier uscente è stato capace di sostenere tutto e il contrario di tutto, senza riuscire ad inquadrare un target preciso nell’elettorato. Al governo ha basato la politica di consolidamento fiscale sull’aumento delle tasse piuttosto che sui tagli alla spesa – mentre non solo non era l’unica via praticabile, ma anche quella esplicitamente sconsigliata da Draghi. Tutti ricordiamo i toni sprezzanti con i quali, sempre nell’incontro con la stampa del 23 dicembre, stroncò la “promessa” di Berlusconi di abolire l’Imu: l’anno successivo, ammonì, si sarebbe dovuta reintrodurre l’imposta, ma addirittura «doppia». Poi, in piena campagna elettorale, scopriamo che pensare di ridurre le tasse, in particolare l’Imu, non è poi così da irresponsabili. Parlando a Omnibus, su La7, Monti propone un alleggerimento dell’Imu di 2,5 miliardi: dunque, 1,5 i miliardi che ballano tra la sua proposta e quella “irresponsabile” di Berlusconi. 

Di più: ora Monti si impegna a ridurre la spesa pubblica corrente sul Pil di 4,5 punti in cinque anni, più o meno quanto Berlusconi e Giannino, e nello stesso periodo a tagliare tasse per 27 miliardi di euro, tra Irpef e Irap. Eppure, «io non prendo impegni, non faccio promesse», rivendicò orgogliosamente una decina di giorni fa a SkyTg24. Oggi siamo già a «non vogliamo fare promesse, ma prendere impegni seri». Si è convinto a fare anche lui promesse “irresponsabili”, o forse non erano poi così irresponsabili quelle degli altri? Prima, durante i mesi di governo, Monti non fa altro che ringraziare i partiti della “strana maggioranza” per il senso di responsabilità dimostrato nel sostenere i provvedimenti in Parlamento, pagandone i costi politici. Una volta “salito” in politica, li accusa invece di aver opposto resistenze che hanno impedito di portare fino in fondo le riforme. Ma poi, a Omnibus, nonostante tutto rilancia la «grande coalizione» come «politica necessaria» per fare le riforme.

Ma come, dopo averne denunciato i veti e le resistenze, con quegli stessi partiti vorrebbe riproporre una grande coalizione per le riforme? Qualche giorno fa l’intesa post-elettorale con Bersani sembrava cosa fatta, o quanto meno uno sbocco inevitabile, nelle parole del professore e delle figure di spicco tra le forze che lo sostengono. Impugnava la roncola contro Berlusconi e il centrodestra, mentre solo qualche pizzicotto al Pd; poi, all’improvviso, l’apertura anche al partito e al «popolo» di Berlusconi, ma senza Berlusconi. Una cosa è certa: scordatevi di conoscere prima del voto le reali intenzioni del professore: a Radio anch’io, qualche giorno fa, ammetteva candidamente lui stesso che «al momento non c’è nessuna possibilità di sapere con chi saremo e contro di chi». La confusione è tanta, e il sospetto è che Monti sia semplicemente alla ricerca di sponde e poteri di interdizione per imporre il suo bis a Palazzo Chigi senza averne i voti. Sarà anche la persona più seria, preparata e affidabile possibile, ma votereste per qualcuno che non prende impegni e non sa o non vuole dire a chi porterà in dote i vostri voti?