Cina, espianto organi:   pratica da estirpare

Si terrà oggi, presso la Camera dei deputati, il primo simposio sull’etica della medicina dei trapianti con particolare attenzione agli espianti di organi dei prigionieri da parte delle autorità cinesi.

Nella Repubblica popolare cinese si praticano oltre 10mila trapianti di organi all’anno e 65 centri cinesi per il trapianto di organi pubblicizzano in Rete la loro capacità di individuare organi compatibili in un periodo compreso tra le due e le quattro settimane, sebbene allo stato attuale la Cina non disponga di un sistema pubblico organizzato ed efficace per la donazione e la distribuzione di organi.

Come più volte ha denunciato e descritto la rivista “Epoch Times Italia”, anche attraverso il lavoro di Andrea Lorini - come descritto dal volume di Davis Matas Organi di Stato. L’abuso dei trapianti in Cina - sta avendo luogo una raccolta di organi di vaste proporzioni da prigionieri di coscienza: Uiguri, Tibetani, praticanti del Falun Gong e cristiani indipendenti. La Repubblica popolare cinese ha annunciato che solo a partire dal 2015 inizierà una graduale messa al bando dell’espianto coatto di organi dai detenuti, promessa che non convince le Organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani.

La Commissione delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso forte preoccupazione per le accuse di espianto coatto di organi dai detenuti e ha invitato il Governo cinese ad aumentare il livello di trasparenza del sistema di trapianto di organi. I pazienti dall’Europa, viaggiano in Cina per i trapianti di organi ottenendoli in un brevissimo tempo, anche in un mese. Per tale motivazione risulta essenziale raccogliere, tramite le rappresentanze diplomatiche italiane, dati e informazioni per delineare in modo completo la situazione.

All’appuntamento, tra le varie personalità, è prevista la partecipazione di David Matas (avvocato internazionale per i diritti umani, candidato al Premio Nobel per la Pace), Antonio Stango (editore e membro del Comitato Italiano Helsinki per i diritti umani) e del senatore Maurizio Romani.