La replica di “Fob”

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota a cura del Consiglio direttivo di Fob (European Federation for Freedom of Belief).

Il 26 novembre il dottor Luigi Corvaglia ha scritto un articolo su “L’Opinione” dal titolo “Apologeti delle sette e bispensiero“, in qualità di presidente del Cesap, associazione “anti-sette” affiliata all’organizzazione francese Fecris, la quale ha suscitato non poche preoccupazioni in Europa per le minacce alla libertà di religione e credo. Riteniamo necessario rispondere alle affermazioni del dottor Corvaglia, in quanto questi ha chiamato in causa il nostro convegno del 21 dicembre prossimo alla Camera dei deputati. La “European Federation for Freedom of Belief” è un’organizzazione internazionale per la libertà di credenti, non credenti e atei, che si pone come primo obiettivo il sostegno al programma Forb dell’Unione europea: il senso di responsabilità e la necessità di tutelare soggetti deboli c’impongono quindi alcune precisazioni.

L’autore dell’articolo non è in grado di fornire una sola definizione di “setta” o di “culto abusante”, perché tale definizione è utile solo a chi presiede un’associazione anti-sette, che senza le “sette” non avrebbe ragion d’essere e sarebbe costretta a chiudere. Il termine, del tutto privo di validità scientifica, è un semplice insulto arbitrario nei confronti di una confessione religiosa piuttosto che un’altra: su queste basi il Consiglio d’Europa ha raccomandato, nel 1999, agli Stati membri di evitare l’uso di questo termine stigmatizzante, e respinto lo scorso anno la mozione contro le “sette” dell’onorevole Salles, anch’egli membro Fecris. Utile precisare che neanche Salles, in quella occasione, riuscì a dare una definizione di “setta”.

Le “basi del pensiero liberale” evocate da Corvaglia ci spingono perciò a una ripetizione, appunto basilare, dei più elementari rudimenti del pensiero liberale: per usare le parole di Karl Popper, “se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”. L’impegno indefesso del Cesap nella discriminazione di gruppi religiosi minoritari e per il ripristino del reato di plagio voluto dal regime fascista, abolito dalla Corte costituzionale nel 1981, offre a nostro avviso una paradigmatica definizione dell’intolleranza.

Per quanto riguarda invece il clericalismo, che Corvaglia chiama in causa, per definirlo basta il seguente esempio. Nel 2006, senza alcun dibattito parlamentare, con una semplice circolare è stata istituita una Squadra Anti-sette della polizia di Stato (con cui il Cesap si è vantato in più occasioni di aver collaborato) che individuava un unico referente: un prete oltranzista.

I Radicali di Pannella, citati da Corvaglia, non a caso furono l’unica forza politica a battersi contro il reato di plagio all’epoca del tragico caso Braibanti, grazie innanzitutto all’onorevole Mellini; il co-vicepresidente del Partito Radicale Marco Perduca, nel 2012, chiese chiarimenti in sede parlamentare e Osce/Odihr in merito ai costi, all’operato e ai referenti della Squadra Anti-sette. Entrambi sono membri del Comitato scientifico della nostra Federazione.

Le affermazioni di Corvaglia in merito ai culti e al lavaggio del cervello non sono state solo smentite ufficialmente dalla comunità scientifica internazionale ma, a uno sguardo più attento, sono così arbitrarie da sfuggire a qualunque catalogazione di scientificità, in virtù dell’assoluta genericità e dell’impossibilità perfino di collocare il termine “setta” in una realtà sociale definita. In base a quale criterio scientifico i culti si dividono in “religioni” e “sette”?

Riesce difficile, infine, immaginare un peggior “nemico della società aperta” di uno Stato che operi un controllo assoluto sulle religioni e introduca delle norme per incarcerare chi è accusato di aver “plagiato” il prossimo: l’Italia ha già vissuto un regime fondato su tali caratteristiche, e se da un lato non capiamo tanta “nostalgia” nei confronti dei tratti fondanti di quell’epoca storica, è ancor meno chiaro come possano questi essere inseriti in una logica liberale.

 

Il Consiglio direttivo di Fob (“European Federation for Freedom of Belief”)