Il ritorno del Papa Re

di Giuseppe Basini

17 febbraio 2017POLITICA

 

Il primo Papa gesuita della storia sta dividendo la Chiesa e il popolo dei fedeli in una misura mai vista prima, almeno dai tempi di Pio IX.

Come allora siamo di fronte a un Papa molto dedicato al potere temporale, con continui interventi e moniti di tipo prettamente politico, rivolti assai più a governi e governanti che non ai fedeli, e su temi molto immanenti e mondani anziché spirituali e trascendenti. Abbiamo detto Pio IX, ma forse bisogna andare più indietro ad Alessandro VI Borgia per ritrovare un Papa così presente nelle contese del mondo e dei governi, così assertivo di un ruolo tutto politico della Chiesa di Roma, così naturalmente “potente tra i potenti”. Non ci eravamo più abituati.

Da Pio XI a Papa Pacelli, da Giovanni XXIII a Paolo VI, da Wojtyla a Benedetto XVI; tutti gli ultimi Pontefici, pur coinvolti (e talvolta travolti) dalle crisi del mondo, avevano una loro cifra spirituale, dal rigore dottrinale di Pio XII alla gioiosa religiosità di Roncalli, dalla cultura del dubbio di Montini alla fede all’antica di Wojtyla, fino alla “Ratio confortata Fide” di Ratzinger che molto ha fatto per mostrare come fede e libertà non debbano affatto necessariamente essere ostili.

Bergoglio no, fa continui interventi a gamba tesa nell’azione dei governi (specialmente occidentali), parteggia apertamente nelle contese politiche, esprime suggerimenti e consigli non richiesti e sempre col tono autoritario di chi si sente proprietario della verità, di chi stabilisce ex cathedra chi ha ragione e chi no; anzi di più, chi è buono e chi no. Un salto all’indietro di duecento anni nella storia della Chiesa, anche nei metodi. Come allora si cerca di contrapporre alle borghesie illuminate i poveri disperati, ai pericolosi razionalisti liberali delle plebi fanatizzate e, se non se ne trovano, importarle, anche di altre religioni, pur di evitare il pericolo dello spirito critico, dello spirito liberale che osa chiedere conto alla Chiesa dei suoi fatti e misfatti e dei suoi meccanismi di potere.

I gesuiti e il gesuitismo, da sempre la punta di lancia di questa guerra contro il libero pensiero, oggi lo sono fino al punto di accettare convergenze di fatto col radicalismo integralista dei nemici più strenui del Cristianesimo, pur di tornare a una concezione della religione che semplicemente non comprenda proprio la possibilità di critica e men che meno di satira. “Se tu insulti la mia mamma io ti do un pugno, è normale no?”; questo, pur senza giustificare la violenza, lo sciagurato commento televisivo di Bergoglio di critica a Charlie Hebdo, reo di fare satira religiosa, che per il Papa non dovrebbe essere permessa, quando invece tutto il mondo era solidale con la rivista umoristica colpita a morte per aver osato parlare di Maometto. Nelle parole di Bergoglio si sente tutto il rimpianto per i bei tempi in cui il Papa Re dava indicazioni alle cancellerie, stabiliva per tutti ciò che era bene e ciò che era male, era attivo nella promozione della verecondia e della castità per i fanciulli, vegliava che il razionalismo non entrasse nelle scuole a sovvertire l’accettazione acritica delle interpretazioni dogmatiche cattoliche e, soprattutto, poteva sempre contare sul braccio secolare per rimettere a posto cose e teste matte. Anche le critiche al “mercato” suonano false, sembrano molto di più critiche alla sua caratteristica di “libero mercato” realmente indipendente, in favore di un fitto tessuto assistito di associazioni e opere pie confessionali, attraverso cui esercitare nuovamente una sorta di manomorta ecclesiastica, naturalmente a maggior gloria della Chiesa e dei suoi preti.

Insomma, ci sembra che questo Papa voglia destrutturare la società libera, attraverso delle ondate immigratorie incontrollate, per annullarne la residua eredità illuminista che, nella borghesia delle professioni e della cultura, tuttora sopravvive, allo stesso modo che le “insorgenze” popolane nel sud d’Italia furono usate contro giacobini e patrioti borghesi o la vandea contro la Francia repubblicana. E mi stupisce molto che ancora questo disegno non cominci a essere chiaro a tutti. È curioso infatti che a destra, tra coloro che in generale sono cattolici credenti, le critiche al Papa gesuita comincino a essere molto diffuse insieme a una preoccupazione sempre più viva per le sorti della Chiesa, mentre a sinistra dove l’ateismo è ben più presente, vi siano “atei devoti” molto più acriticamente ubbidienti al nuovo potere temporale papalino. È tutta una tradizione di pensiero che la sinistra ha buttato alle ortiche, da Voltaire a l’Encyclopédie, dalla Repubblica Romana a Ernesto Nathan e all’asino di Podrecca, da Garibaldi a Pacciardi e Nenni, da Bonaiuti a Ernesto Rossi e a Geymonat. Un disastro, la fine di una grande tradizione di cultura critica e, quel che è peggio, proprio negli anni in cui le religioni cominciavano a dare preoccupanti segni di risveglio di intolleranza, passando da quella fase di “oppio dei popoli” di cui parlava Marx a quella di iper-attivismo che forse potremmo definire di “cocaina dei popoli”.

È curioso, ma in fondo comprensibile, che la destra, storicamente meno estremista nella sua contrapposizione al clericalismo religioso, sia quella che però ha più mantenuto i valori della laicità. Di fronte a una sinistra che ha scordato completamente il cappello frigio, la destra, pur storicamente molto meno anticattolica, ha saputo maggiormente onorare una certa tradizione ghibellina, dimostrando che era meglio il moderato ma fermo rigore cavourriano delle sparate alla Ciceruacchio, allo stesso modo che oggi, nella vicina Francia, sono stati Valéry Giscard d’Estaing e Jacques Chirac a difendere la vera e migliore tradizione europea, che è greca, romana e illuminista, dal tentativo di riscrivere la storia in chiave clericale e sanfedista, cercando radici cristiane che sono certo legate al nostro divenire, ma con l’Europa costruzione politica hanno assai meno a che fare. Se come cittadino mi interrogo su come difendere i presupposti di libertà affermatisi col nostro Risorgimento, contro il risorgere dell’oscurantismo, come essere umano non posso non chiedermi a cosa serva una religione rivelata che rinunci quasi completamente a parlare di trascendenza per ridursi a una sorta di movimento politico-sindacale (e per molti aspetti commerciale) avente come scopo principale l’abbattimento della società libera, con ciò tradendo completamente lo spirito del Cristianesimo così bene descritto poeticamente da Dante - “Lo maggior don che Dio per sua larghezza fesse creando e alla sua bontade più conformato e quel ch’ei più apprezza, fu della volontà la libertate” - e così ben teologicamente definito da Ratzinger nel discorso di Ratisbona; quello spirito che fa unico il Cristianesimo come religione rivelata fondata sulla Libertà.

Già, ma cosa volete che se ne faccia un gesuita della libertà, quando è molto meglio un potere sapienziale astutamente amministrato, meglio se imperscrutabile, ai fini di un potere della gerarchia che è l’unica cosa che nella Compagnia conti veramente? La Chiesa nella sua saggezza aveva, fino ad oggi, sempre evitato un Papa gesuita; oggi che l’errore è stato fatto e che la crisi sempre più grave comincia ad investire la sua presenza e la sua azione, che fare? Beh, una soluzione radicale ci sarebbe: le dimissioni. Anche perché così quelle di Benedetto XVI non resterebbero un unicum di cui tutti si domandano senza risposta da cosa e da chi (e perché) realmente provocate. Mi rendo conto che questa soluzione, pur così valida nella sua semplicità, sia difficile da ottenere e allora propongo un pratico compromesso, dato che lei, Papa di Roma, nella sua (un po’ demagogica) grande bontà e umiltà (che tutti i giorni peraltro la tivù pubblica ci ricorda e magnifica) ha deciso di disfarsi della tradizionale residenza papale di Castel Gandolfo, perché non prendere in esame un luogo di lunghe e frequenti vacanze alternative, in un Paese che permetta anche ad altri di godere il conforto della sua presenza? Ci consenta allora di suggerirle anche il luogo, reverendissimo padre gesuita: Avignone. E buona permanenza.