Matteo Renzi: rieccolo!

Conoscete “Il Rieccolo” di sinistra? Mi riferisco a Renzi Matteo, naturalmente. Storicamente ne è esistito uno ben più famoso di lui: Amintore Fanfani, forse il più grande e controverso leader della Democrazia Cristiana. La sua vita, lo cito letteralmente, “è stata un calvario di Pasque e resurrezioni”. Un’occhiata rapida alla sua biografia vi farà capire il senso del paragone. Certo, quello di oggi è un suo clone in dodicesimi. Ma, come il grande Amintore, che perse cosciente e testardo il referendum della sua vita sul divorzio, anche il nostro pallido emulo ne ha fallito uno niente male a proposito di riforma della Costituzione. Leggendo quell’obbrobrio, anche Fanfani (che fu uno dei più illustri tra i padri costituenti) il 4 dicembre scorso lo avrebbe mandato al rogo per conclamata eresia. Matteo è, forse, tornato per noi? Ovviamente no. Ma a suo vantaggio gioca il fatto che in tutta Europa, come tremano per la Le Pen, le Cancellerie fibrillano ancora di più per Beppe Grillo e il populismo con segno algebrico del Movimento 5 Stelle. Quindi, Renzi futuro Premier bis sarebbe per tutti costoro il male minore.

Del resto, come non capirli, loro, i “poteri forti”. Il pugliese, magistrato in sonno, che preferisce la xylella al gasdotto, o l’algido Guardasigilli vi pare a voi che abbiano la postura di un Tony Blair o di un Francois Mitterand? Invece la possibile accoppiata Macron-Renzi potrebbe avere ben più speranze di successo (soprattutto se il nostro toscano si facesse prendere per mano dall’astuto enarque), per una riforma temperata del carrozzone di Bruxelles, trascinando al tavolo delle trattative, per la necessaria e urgente revisione dei Trattati, proprio la consorella berlinese. Non è stata, in fondo, la cancelliera Angela Merkel a dire che andrebbe meglio un’Europa a due velocità che faccia molte più cose di ora, mettendo assieme una coalizione di volenterosi che rifiuti di farsi legare le mani dai nuovi arrivati? L’allargamento folle e intempestivo della Ue, lo sappiamo, è ben colpa di Romano Prodi. Guarda caso, anche lui figlio del post 1989 e della pseudo conversione al capitalismo degli ex Stati dell’Europa dell’Est. Tutti sanno che, tanto per dirla tutta, non si potrà mai riformare il Trattato di Dublino (quello che sta riducendo Italia e Grecia a un’immensa valle di lacrime di un’immigrazione incontrollata che nulla ha a che fare con le catastrofi naturali e le guerre) con dentro anche Polonia e Ungheria, che preferiscono i lager ai centri di accoglienza dei richiedenti asilo.

Perché, poi, i problemi aperti in Europa sono anche altri. Vedi il disimpegno americano a proposito delle spese per la difesa del Vecchio Continente. Come la mettiamo con la Grandeur francese che, di certo, Emmanuel Macron non sarà in grado di rinnegare una volta all’Eliseo? Quali leggi comuni vogliamo adottare per regolare diversamente l’assalto migratorio alla Fortezza Europa, che rimane un vero colabrodo ai suoi confini marini mediterranei? Francia e Italia sono strangolate da vincoli di bilancio che hanno messo in ginocchio le loro economie e i rispettivi welfare, a causa di parametri letteralmente inventati a tavolino da quel genio di Mitterand, quando si credette furbo obbligando infaustamente la Germania a cedere la sovranità sul Marco in cambio della sua riunificazione! Pertanto: come si fa a trovare alleati per cambiare Maastricht e modificare il funzionamento dell’Euro, in modo da competere con dollaro e renminbi (la valuta cinese)? Infine: Macron appoggerà Renzi, o chi per lui, qualora l’Italia dovesse calare l’asso del veto all’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati?

E qui mi viene assai spontanea la domanda: ma tu, Renzi, perché non hai avuto il fegato di sopprimere l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione? Pensa: avresti vinto il referendum soltanto con quella semplice mossa! Can che abbaia... Ma “Il Rieccolo” ha anche grandissimi problemi interni da risolvere dopo il salutare pediluvio (per aver tanto scarpinato lungo lo Stivale) dell’incoronazione a leader indiscusso del Pd a seguito del verdetto delle primarie. Due, tra tutti, i nodi più importanti da sciogliere (mettendo tra parentesi i disastri sull’immigrazione e l’accoglienza, che costeranno al Pd ben di più rispetto alla recente, patetica scissione): il sistema delle alleanze e quello della nuova legge elettorale. Senza le quali non c’è né partita, né rivincita.

Un pronostico? Per il prossimo futuro Renzi non riuscirà a imbandire la sua tavola con Emmanuel e Angela. Anche se, per la verità, io in Italia non riesco proprio a vedere in giro il nuovo Alcide De Gasperi che ci servirebbe.