La Boschi candidata ovunque si dichiara vittima della guerra alle banche

Grande plauso della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi, per quanto verbalizzato nella Commissione banche. Infatti, la presidenza dello strumento d’indagine parlamentare ha per certi versi annacquato lo scandalo delle banche popolari, permettendo a Boschi e compari di poter recitare in campagna elettorale la parte dei sepolcri imbiancati: delle vittime della solita stampa che parla male dei politici-banchieri.

“La Commissione presieduta da Pier Ferdinando Casini ha restituito la verità al Paese... la famiglia Boschi è stata vittima d’una campagna denigratoria lesiva anche del prestigio delle istituzioni creditizie... una macchina del fango anti-euro contro le banche ed i suoi ligi ed onesti lavoratori” avrebbero sentenziato dalla segreteria Boschi. Così Maria Elena Boschi è ora presente nelle liste del Partito Democratico al nord, al centro e al sud. In particolare, oltre alla candidatura nel collegio uninominale di Bolzano, il nome di Boschi si trova nei listini proporzionali del Lazio (Guidonia-Velletri), della Lombardia (Cremona-Mantova) e in tre della Sicilia (Marsala, Enna, Ragusa).

“I presupposti sia per le dimissioni dal Governo Renzi, da parte della deputata ministra Maria Elena Boschi, che per la proposizione della mozione di sfiducia (in mancanza delle relative dimissioni) erano già fondati illo tempore, e lo sono diventati ancor di più in seguito alle risultanze dei lavori della Commissione di inchiesta sulle banche, che ha fugato definitivamente ogni (strumentale) perplessità in merito”, si legge nella relazione depositata a san Macuto dai commissari del M5s della “Commissione di inchiesta sul sistema bancario”: la relazione d’opposizione è tutta imperniata sul comportamento di Maria Elena Boschi nella vicenda Banca Etruria. “Dalle risultanze della Commissione parlamentare d’inchiesta - si legge - non risulta che la deputata Boschi si sia mai dedicata a tutelare gli interessi delle altre banche coinvolte in dissesti e crisi finanziarie, quali ad esempio Banca Marche, CariFerrara e CariChieti”.

È evidente come la Boschi abbia incontrato i vertici di Consob per influenzare positivamente il giudizio sulla banca di famiglia, e non certo per procurare un salvagente agli sventurati risparmiatori (ignari acquirenti d’obbligazioni subordinate). Un conflitto d’interessi, quello della Boschi, che è ormai divenuto di pubblico dominio. E non è dato sapere con quale coraggio il Pd, partito storicamente “moralista”, abbia ricandidato la “ministra” Boschi, che del resto ha tenuto una condotta non veritiera nei confronti del Parlamento: vedasi l’autodifesa alla Camera da ministra rispetto alla mozione di sfiducia, oppure il suo ruolo da sottosegretaria alla luce delle deposizioni in Commissione, dove ha raccontato i sui suoi contatti per Banca Etruria. Casini ha legittimato la campagna elettorale della Boschi, ma ha messo in crisi la già tanto precaria fiducia degli italiani nei confronti delle istituzioni creditizie e parlamentari.

L’immagine è quella di un Paese in cui la legge non è uguale per tutti. Forse Casini e Boschi torneranno in Parlamento, forse nessuno pagherà per le truffe bancarie, forse questi signori del Pd torneranno in un Gentiloni bis. Ma non sappiamo con quale coraggio potranno dirci che l’Unione europea intima agli italiani di credere nelle banche... che parlare male delle istituzioni creditizie è ormai un reato nel sistema Ue.