Essere onesti è un’impresa

Precisiamo che non ci sono (al momento) riscontri di rilevanza penale relativi alla vicenda della restituzione degli emolumenti dei parlamentari grillini essendo lo scandalo derubricabile a reato morale ossia a mancata riconsegna di parte dello stipendio che si era deciso unilateralmente di mettere a disposizione della collettività. Tuttavia la questione suggerisce una serie di riflessioni più squisitamente politiche: in primo luogo è venuta a crollare l’equazione cittadino comune – politico onesto, dimostrando palesemente che il mondo raccontato dai pentastellati perfettamente diviso in due (noi onesti da una parte e la casta maiala dall’altra) non esiste essendo una semplificazione menzognera utile a far presa sui boccaloni giustamente incazzati con un mondo politico cialtrone e poco inclusivo.

Premesso che le cosiddette parlamentarie hanno chiaramente dimostrato che i meccanismi grillini di accesso alla politica sono tutt’altro che inclusivi e trasparenti, le recenti miserie sui bonifici taroccati – come le giustificazioni degli adolescenti che bigiano a scuola – hanno documentato che, alla prima occasione utile a tradire le promesse solenni, un numero non proprio esiguo di cittadini si è reso artefice di una mandrakata in perfetto stile casta.

Qualcuno potrà obiettare che costoro, a differenza della casta, non hanno mica preso tangenti. Vero ma è fin troppo facile rispondere come Gasperino il carbonaro nel famoso film “Il Marchese del Grillo” allorquando, interrogato l’amministratore sulla gestione delle proprietà di famiglia ed arguito che sul prezzo della legna c’era qualcosa che non andava, licenziò il contabile dicendo “se tu mi freghi su questo, mi freghi su tutto”.

Parimenti, se alla prima occasione utile questi ti fregano sui bonifici, è chiaro che da bravi buoni a nulla sono capaci di tutto. La maggior parte di costoro è onesta? Probabile ma, a questo punto, qualche crepa nelle tesi monolitiche si intravvede: diciamo che qualcuno è disonesto e molti sono distratti? La seconda considerazione da fare è infatti relativa al sistema dei controlli interni: ma ci voleva una trasmissione televisiva per scoprire il fenomeno? Un movimento che si candida a guidare il Paese non essendo capace di tenere a bada nemmeno un gruppo parlamentare che credibilità può avere?

Inoltre noi crediamo che abbiano perfettamente ragione quei parlamentari grillini che hanno lamentato l’impossibilità di rispettare le promesse di vivere con emolumenti ridotti a duemilacinquecento euro al mese dovendo risiedere fuori dal proprio comune, in maniera dignitosa, con i costi connessi all’attività politica e talvolta trascurando in maniera irreversibile la propria professione principale. Questo è pauperismo peloso, ipocrisia minimalista, moralismo quantitativo secondo il quale il requisito di un parlamentare della Repubblica deve essere quello di costare poco e non di valere molto.

Ma per finire veniamo alla madre di tutte le ipocrisie: secondo Luigi Di Maio la vera notizia non sono i bonifici taroccati ad opera di un esiguo numero di pentastellati infedeli, ma il fatto che con i ventitré milioni realmente restituiti dal gruppo parlamentare grillino sono state create settemila nuove aziende attraverso il sistema del micro credito. Facciamo sommessamente notare che dividendo i ventitré milioni erogati per le settemila imprese create, risulta che la dazione di denaro si aggira intorno ai tremila euro a impresa: sarebbe bello che qualcuno ci spiegasse come si crea un’azienda con un capitale iniziale medio di tremila euro. Ipocrisia o miracolo?